Quando muore un maschio.
In onore di uno 007, Lorenzo D’Auria.
di Cesare Brivio
Quando muore un maschio, è giusto che i media dicano prima di tutto che è morto un maschio; poi dicano pure il compito che stava svolgendo. Appunto un compito. Un compito svolto da un maschio: dono di sè per la società, per la donna e i figli. Donarsi fino al sacrificio della vita è l’istinto maschile, da sempre. Una morte in zona di guerra o in un cantiere o su un autostrada o in miniera o negli infiniti ruoli di dono di sè in cui i maschi sono impegnati a rischio della vita, è pertanto comunque e sempre una morte eroica. E quando è maschile è giusto che sia attribuita al maschile. Alla straordinaria generosità che è propria del genere maschile. Come già è uso per il genere femminile.
Sono centinaia di migliaia ogni anno e solo in Italia, i maschi che muoiono nello svolgimento del proprio lavoro o consunti da una vita di lavoro: dono di sè per gli altri. Incominciamo a indicarli col nome del genere a cui appartengono: maschi. E’ un piccolo importante gesto, semplicemente una modesta novità nell’uso del linguaggio da parte dei media. Che apre però alla gratitudine. Alla gratitudine da parte di tutti: da parte dei maschi
verso i propri fratelli e in special modo da partedel genere femminile che di questo dono maschile è da sempre il beneficiario.
La gratitudine è un sentimento che fa crescere e fa bene soprattutto a chi è capace di accoglierlo nel proprio cuore. Allora nominiamolo sempre il dono maschile.

















Sembra oggi che i giovani abbiano sempre più il nulla alle spalle.
Non è così finchè avrà voce questa gratitudine e attenzione ad onorare il maschile e del maschile in particolare il dono. Memoria che rafforza l’identità e vincolo che unisce la comunità.
Comment by Roberto P. — October 5, 2007 @ 9:35 am