Senza lacrime
di Cesare Brivio
Effettivamente Ferrara nel testo su Il Foglio online del 26 ottobre 2007 di seguito riportato, trae una conclusione a cui in tanti, e io per primo, erano giunti e cioè che non poteva essere vero un vissuto di tragedia, quello connesso alla scelta di abortire, visto i 133.280 aborti annui che ancora nel 2006 si fanno in Italia. Si fanno in Italia che è uno dei paesi più avanzati del mondo e all’interno di esso si fanno nelle sue aree economicamente più ricche e sanitariamente più assistite in termini di informazione e presidi contraccettivi. In Italia insomma è difficile pensare che ci siano stati 4.740.007 vissuti di tragedia. Tanti sono gli aborti ad oggi per la 194.
E’ difficile pensarlo perchè i 600.000 morti della prima guerra mondiale hanno riempito le piazze di lapidi in memoria della tragedia. Mentre dopo 4.740.007 figli concepiti ed abortiti ci sono solo proteste di piazza per continuare ad avere la libertà di abortire. E numerosissime percentualmente le donne che hanno abortito più volte, il 26,3 % del totale. E guai a chi ha l’ardire di farne memoria. Un gesto ed un evento tragico che ha a che fare con la vita e con la morte di una persona non ha questi numeri. Questi numeri li hanno eventi personali a impatto emotivo scarsissimo.
Dunque l’aborto non è una tragedia per chi lo compie. Lo conferma la signora Ann Furedi che se ne intende essendo a capo del movimento inglese che aiuta le donne ad abortire, ha affermato che l’aborto è un’opzione accettabile e fa bene alla salute delle donne.
di G. Ferrara, tratto dal Foglio del 26 u.s.
di Armando Ermini
Abbiamo voluto pubblicare anche sul blog dei maschiselvatici la foto e il testo riportati più sotto perché sono testimonianza di come i maschi sappiano coniugare forza, competitività e lotta, con lealtà, senso dell’onore, rispetto ed anche amicizia per l’avversario. Il rugby insegna a vincere senza schernire l’avversario e a perdere con onore. In tempi di politically correct che svaluta il maschile come violenza e brutalità a meno che non si femminilizzi, sono la miglior smentita delle tante stupidaggini che sui maschi vengono dette. Lo sanno bene le tante tifose di rugby e quelle madri che spingono i loro figli a praticare quello sport, altamente educativo per i giovani maschi che imparano a dare forma alla loro energia ed aggressività falliche.
Da Il Giornale dell’11/10/2007
Le donne muoiono soprattutto in casa (anche se lavorano fuori casa), gli uomini muoiono soprattutto fuori casa (anche se non svolgono più un lavoro).
Quando muore un maschio, è giusto che i media dicano prima di tutto che è morto un maschio; poi dicano pure il compito che stava svolgendo. Appunto un compito. Un compito svolto da un maschio: dono di sè per la società, per la donna e i figli. Donarsi fino al sacrificio della vita è l’istinto maschile, da sempre. Una morte in zona di guerra o in un cantiere o su un autostrada o in miniera o negli infiniti ruoli di dono di sè in cui i maschi sono impegnati a rischio della vita, è pertanto comunque e sempre una morte eroica. E quando è maschile è giusto che sia attribuita al maschile. Alla straordinaria generosità che è propria del genere maschile. Come già è uso per il genere femminile.
di Antonello Vanni















