October 29, 2007

Senza lacrime

Filed under: Bioetica - Administrator @ 12:57 pm

di Cesare Brivio

Effettivamente Ferrara nel testo su Il Foglio online del 26 ottobre 2007 di seguito riportato, trae una conclusione a cui in tanti, e io per primo, erano giunti e cioè che non poteva essere vero un vissuto di tragedia, quello connesso alla scelta di abortire, visto i 133.280 aborti annui che ancora nel 2006 si fanno in Italia. Si fanno in Italia che è uno dei paesi più avanzati del mondo e all’interno di esso si fanno nelle sue aree economicamente più ricche e sanitariamente più assistite in termini di informazione e presidi contraccettivi. In Italia insomma è difficile pensare che ci siano stati 4.740.007 vissuti di tragedia. Tanti sono gli aborti ad oggi per la 194.
E’ difficile pensarlo perchè i 600.000 morti della prima guerra mondiale hanno riempito le piazze di lapidi in memoria della tragedia. Mentre dopo 4.740.007 figli concepiti ed abortiti ci sono solo proteste di piazza per continuare ad avere la libertà di abortire. E numerosissime percentualmente le donne che hanno abortito più volte, il 26,3 % del totale. E guai a chi ha l’ardire di farne memoria. Un gesto ed un evento tragico che ha a che fare con la vita e con la morte di una persona non ha questi numeri. Questi numeri li hanno eventi personali a impatto emotivo scarsissimo.
Dunque l’aborto non è una tragedia per chi lo compie. Lo conferma la signora Ann Furedi che se ne intende essendo a capo del movimento inglese che aiuta le donne ad abortire, ha affermato che l’aborto è un’opzione accettabile e fa bene alla salute delle donne.

Giù la maschera, l’aborto è bello
Macché tragedia, dicono a Londra, è una scelta, per fortuna!, in aumento

Filed under: Bioetica - Administrator @ 12:55 pm

di G. Ferrara, tratto dal Foglio del 26 u.s.

Hanno detto quello che pensano, senza fingere di credere che l’aborto sia sempre una tragedia. Hanno spiegato, con sincerità, che l’aborto è progresso. Ann Furedi, a capo del British Pregnancy Advisory Service, movimento pro choice che aiuta le donne nelle interruzioni di gravidanza e nella contraccezione, ha risposto alla denuncia di Lord Steel, autore dell’Abortion Act di quarant’anni fa, sconvolto dai duecentomila aborti l’anno in Inghilterra: “Ci sono molte ragioni positive – ha detto – per cui il numero degli aborti è in crescita: le donne hanno maggiore accesso alle strutture, hanno il sostegno economico del servizio sanitario nazionale e ora considerano l’aborto un’opzione accettabile se si trovano a dover fare i conti con una gravidanza indesiderata. Se credi che le donne debbano poter decidere del loro futuro riproduttivo, allora questi sono cambiamenti positivi… oggi le donne si sentono molto più in grado di decidere quando e se diventare madri”. Il progresso è liberarsi velocemente di un bambino non programmato, il progresso è farlo a casa propria (come ha appena proposto il Parlamento inglese: a casa e con consenso informato entro le dodici settimane, così si può saltare anche la fase del certificato dei due medici), e ora finalmente si può smettere di raccontarsi bugie gelidamente compassionevoli: l’aborto è “un’opzione accettabile”, niente di più. Un modo per risolvere una piccola distrazione, un mezzo per governare al meglio la propria vita, eliminandone un’altra, più piccola. E’ il progresso, bellezza, e chi sopravvive è fortunato.

October 25, 2007

Disoccupato tenta il suicidio.
Non aveva i soldi per il regalo alla figlia

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 5:54 pm

dal sito www.figlinegati.itdi Armando Ermini

E’ la storia, tristissima, riportata dai giornali. Un trentanovenne foggiano con residenza a Torino, si è trovato all’improvviso senza più nulla della sua vita. Separato da poco e quindi senza casa, senza possibilità di vedere la figlia, disoccupato (e chissà che ciò non abbia influito sulla separazione) e senza soldi in tasca, neanche per un regalo alla bambina che compiva gli anni. Disperato insomma. Ha mandato un sms a Telefono Amico che con l’aiuto della polizia è riuscita a sventare il tentativo di suicidio che l’uomo stava mettendo in atto. La cronaca ci dice che gli agenti gli avevano dato appuntamento di fronte alla chiesa della Gran Madre (coincidenza significativa) ma che lo hanno trovato piangente su un vicino ponte. Ora è in cura psichiatrica.
Ma non è la psichiatria a poterlo aiutare per davvero, se non per lenire sul momento la sua disperazione. Ormai troppi maschi e troppi padri si trovano a vivere situazioni simili e non c’è da meravigliarsi se si lasciano andare a gesti estremi, contro se stessi o gli altri.
Esiste una vera emergenza sociale provocata dalla facilità con la quale un uomo ed un padre possono essere spossessati di tutto, affetti e beni materiali. Quella che è stata definita con felice quanto triste espressione, la Fabbrica dei divorzi lavora a pieno ritmo. Non esiste crisi economica che tenga. Ma è anche l’ora di smetterla, una volta per tutte, di accusare i maschi di insensibilità e di volontà di potere sulle donne e sui figli. Quale insensibilità? Quella che li fa sentire annientati per non poter provvedere alla famiglia? Quale potere? Quello di essere sbattuti fuori dalla propria casa senza aver nessuna colpa se non quella di non piacere più a Lei? Quello di dover mendicare qualche ora coi figli? La verità è che è stata costruita una mostruosa macchina, culturale, mediatica e giuridica, fondata su una menzogna, quella del maschio oppressore, che si autoalimenta e si autoconferma quando qualche disperato, certamente fragile, certamente non giustificabile, perde la testa e si mette a sparare come a Reggio Emilia. Di questi fatti portano la responsabilità anche tutti coloro, legislatori, giudici, Associazioni femminili, che quella macchina hanno contribuito a costruire considerando gli uomini in torto a prescindere, ma anche ingannando e deresponsabilizzando tante donne, facendo loro credere di potersi permettere tutto.

October 19, 2007

C’è razzismo e razzismo

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 2:42 pm

di A. Ermini

Il prof. Watson, famoso per i suoi studi sul DNA nonchè “insigne” eugenista, ha affermato che i neri sarebbero meno intelligenti dei bianchi. Immediate le reazioni indignate sui giornali. Radio Uno ha dedicato all’argomento un parte del pomeriggio del 18 ottobre, con servizi e interviste che lo hanno fatto a pezzi.
Sacrosanto!
Ma perchè lo stesso non è avvenuto tutte le volte, numerosissime, che abbiamo letto sui giornali ed ascoltato in TV, del miglior funzionamento del cervello femminile rispetto a quello maschile? Sul sito www.maschiselvatici.it lo abbiamo più volte documentato. Il prof. Pancheri paragonò, su Il Corriere della sera, il cervello femminile ad un congegno sofisticatissimo e quello maschile a un rozzo trattore, profetizzando che i maschi sarebbero stati relegati nelle professioni meno qualificate. La cosa non destò nessuno scandalo, ma anzi un malcelato compiacimento.
Evidetentemente per il potere politically correct non tutti i razzismi sono uguali. Quello della pelle è condannato, quello di genere ammesso se non incentivato, a patto che sia antimaschile ed esalti la donna, beninteso.

October 17, 2007

Rugby!

Filed under: Il Selvatico - Administrator @ 11:02 am

di Armando Ermini
Scozia - ItaliaAbbiamo voluto pubblicare anche sul blog dei maschiselvatici la foto e il testo riportati più sotto perché sono testimonianza di come i maschi sappiano coniugare forza, competitività e lotta, con lealtà, senso dell’onore, rispetto ed anche amicizia per l’avversario. Il rugby insegna a vincere senza schernire l’avversario e a perdere con onore. In tempi di politically correct che svaluta il maschile come violenza e brutalità a meno che non si femminilizzi, sono la miglior smentita delle tante stupidaggini che sui maschi vengono dette. Lo sanno bene le tante tifose di rugby e quelle madri che spingono i loro figli a praticare quello sport, altamente educativo per i giovani maschi che imparano a dare forma alla loro energia ed aggressività falliche.
Ed è significativo che il rito finale ritratto nella foto sia a contenuto religioso. E’ il riferimento al trascendente, al Padre, con gli impliciti limiti che implica, a consentire che battaglie durissime non diventino distruttive, che la voglia di vincere non si trasformi in odio per l’altro. E vale anche per chi dice di non credere, ma ha in realtà introiettato il Padre dentro di sè.

Il rugby è altra cosa

Filed under: Il Selvatico - Administrator @ 10:57 am

dal sito Right Rugby - Rugby World Cup 2007
Sabato 13 ottobre 2007
Off Topic ma non troppo. La foto è del 1 novembre 2003, Brisbane Aus., fasi eliminatorie della Coppa del Mondo: Samoani e Sudafricani, dopo essersele date di santa ragione per ottanta minuti, inginocchiati tutti assieme in mezzo al campo a ringraziare il Signore.
La scena, ricordo, mi fece venire gli occhi lucidi, riportandomi all’analoga situazione vissuta nella finale del 24 giugno 1995, dove la Nazione Bianca degli Altipiani Sudafricani rese grazie prima di andare a ricevere la Coppa e le congratulazioni di Nelson Mandela, vestito con la maglia di capitan Francois Pienaar.
Ancora oggi tutte le squadre isolane del Pacifico compiono questo semplice e suggestivo atto nell’indifferenza di gran parte dei commentatori e dei cameraman, ma tant’è; un altro segno dei tempi, difatti foto come quella sopra non sono facilmente reperibili nella Rete laica e “politically correct”, grazie quindi il sito www.nephelim.net dove l’ho trovata.
Nella foto, palloni ovali e porte ad acca non se ne vedono, ma francamente nessuno mai potrebbe sbagliarsi e pensare che le due squadre inginocchiate e abbracciate in cerchio possano essere di calcio: indipendentemente dalla fede che uno può avere o meno, la foto è una testimonianza della profonda “diversity” con cui questo sport può venire interpretato e vissuto ai massimi livelli.abato 13 ottobre 2007.

October 16, 2007

Rischiare in prima persona per la libertà.
Maschile presente, come sempre!

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 7:52 pm

Da Il Giornale dell’11/10/2007
“Cinque generali e quattrocento soldati che si erano rifiutati di sparare contro i manifestanti in Birmania sono stati arrestati. Fonte della notizia, che dimostra l’esistenza di contrasti tra il regime e parte del mondo militare, è un funzionario birmano, che ha accettato di parlare sotto garanzia di anonimato al quotidiano indonesiano Jakarta Post.
I cinque generali - ha riferito il funzionario - non avevano obbedito all’ordine di schierare le proprie truppe contro i monaci buddhisti in corteo: il loro arresto, deciso dalla giunta militare al potere in Birmania, è stato immediato. I soldati, invece, erano stati protagonisti di un episodio avvenuto nella città di Mandalay, la seconda più importante del Paese: davanti ai monaci avevano abbassato le armi e avevano chiesto loro di perdonarli «per la grave colpa che avevano commesso».
Come sempre, senza distinzione di gerarchia o di classe, quando la libertà è calpestata ci sono uomini che si alzano in piedi e dicono NO, rischiando in prima persona, in nome di tutti e per tutti. I Monaci e insieme a loro i soldati ribelli alla dittatura ma fedeli a se stessi. Come sempre!

October 5, 2007

Onore a D’Auria

Filed under: La condizione maschile, Il Selvatico - Administrator @ 8:09 am

di Paolo Mombelli
Le donne muoiono soprattutto in casa (anche se lavorano fuori casa), gli uomini muoiono soprattutto fuori casa (anche se non svolgono più un lavoro).
Le donne uccidono soprattutto in casa, gli uomini uccidono soprattutto fuori casa.
La casa, come contenitore uterino, è il luogo assoluto della donna, il mondo “fuori”, come errare perenne, è il luogo assoluto dell’uomo.
I maschi muoiono per tutti gli esseri umani, le femmine per la loro prole.
Onore a D’Auria.

Quando muore un maschio.
In onore di uno 007, Lorenzo D’Auria.

Filed under: La condizione maschile, Il Selvatico - Administrator @ 7:59 am

di Cesare Brivio
Maresciallo Lorenzo D'AuriaQuando muore un maschio, è giusto che i media dicano prima di tutto che è morto un maschio; poi dicano pure il compito che stava svolgendo. Appunto un compito. Un compito svolto da un maschio: dono di sè per la società, per la donna e i figli. Donarsi fino al sacrificio della vita è l’istinto maschile, da sempre. Una morte in zona di guerra o in un cantiere o su un autostrada o in miniera o negli infiniti ruoli di dono di sè in cui i maschi sono impegnati a rischio della vita, è pertanto comunque e sempre una morte eroica. E quando è maschile è giusto che sia attribuita al maschile. Alla straordinaria generosità che è propria del genere maschile. Come già è uso per il genere femminile.
Sono centinaia di migliaia ogni anno e solo in Italia, i maschi che muoiono nello svolgimento del proprio lavoro o consunti da una vita di lavoro: dono di sè per gli altri. Incominciamo a indicarli col nome del genere a cui appartengono: maschi. E’ un piccolo importante gesto, semplicemente una modesta novità nell’uso del linguaggio da parte dei media. Che apre però alla gratitudine. Alla gratitudine da parte di tutti: da parte dei maschi
verso i propri fratelli e in special modo da partedel genere femminile che di questo dono maschile è da sempre il beneficiario.
La gratitudine è un sentimento che fa crescere e fa bene soprattutto a chi è capace di accoglierlo nel proprio cuore. Allora nominiamolo sempre il dono maschile.

October 3, 2007

La salute dei maschi? E chi se ne infischia!
anzi se ci va bene prima o poi li avveleniamo

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 9:15 am

di Antonello Vanni

Benvenuta e più che legittima la nuova intesa finanziaria tra Governo e Ministero della salute, che prevede uno stanziamento speciale “alle Regioni, aumentando il fondo a loro disposizione per favorire la rapida esecuzione della vaccinazione contro il cancro della cervice uterina per le ragazze di dodici anni (questa nuova vaccinazione, la prima efficace contro il cancro, sarà garantita gratuitamente ogni anno a circa 250 mila ragazze italiane)”. Tutto bene, ma della salute maschile importa qualcosa a qualcuno? Ad esempio da anni gli andrologi segnalano l’aumento di casi di infertilità maschile dovuti alla diffusione nell’ambiente di sostanze inquinanti, una situazione sempre più preoccupante cui si riesce a rimediare solo con un terribile e umiliante “si metta in fila per prenotare la Fivet” (raramente efficace). (more…)

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