Maschi che uccidono, maschi che salvano
di Armando Ermini
In questi giorni di fine agosto i Tg hanno dato due notizie in contemporanea. In Inghilterra un undicenne è stato ucciso, pare, da due ragazzi di poco più grandi apparentemente senza un motivo. A Genova un gruppetto di adolescenti è andato in soccorso di un pensionato aggredito da uno scippatore, ha inseguito e fatto catturare il malvivente.
L’essenza e la contraddizione del maschile sono riassunte in questi due episodi.
Una identica energia fallica che può essere usata per scopi benefici o in modo distruttivo.
Una società saggia non la demonizza criminalizzando il genere maschile, ma si propone, al contrario, di valorizzarla per il bene comune. Rendendo consapevole i giovani maschi della loro forza e del loro coraggio, dando a questa energia maschile una forma definita, insegnando ai ragazzi a gestirla e usarla per proteggere i più deboli e non per opprimerli, riconoscendo infine il posto che spetta loro nel mondo. Un tempo lo si faceva attraverso i riti d’iniziazione, quando i maschi adulti separavano i giovani uomini dal mondo materno e femminile e con prove anche molto dure e dolorose li introducevano al mondo adulto sotto il controllo della società. Spariti questi riti, provvedevano allo scopo i padri o i loro sostituti putativi (i maestri, gli istruttori sportivi etc.). Oggi sembra che quasi più nessuno sia in grado di farlo, anche perché i giovani sono cresciuti, in casa ed a scuola, quasi esclusivamente da figure femminili.
Un disastro annunciato, a soffrire del quale sono in primo luogo proprio le donne che, forse per “invidia penis”, hanno creduto, con lo stupido appoggio di parte consistente di un mondo maschile evanescente e opportunista, di poter “rieducare” il maschio femminilizzandolo. Progetto fallito, perché l’energia positiva ha la stessa origine (il fallo) di quella negativa e la sua demonizzazione produce o la castrazione psichica del maschio o il dilagare della distruttività incontrollata. O un mondo stagnante e spiritualmente prosciugato, o il caos e la regressione ad uno stato selvaggio.
E’ dunque tempo di cambiare in profondità i parametri di giudizio, di favorire in ogni modo l’accesso maschile alle funzioni educative e di insegnamento, e di smetterla di proclamare in ogni occasione che la salvezza spirituale e materiale del mondo dipende dalla valorizzazione del genere femminile. Al contrario, dipende dalla rivalorizzazione del genere maschile in ciò che può dare alla comunità (e alle donne) in termini di forza, energia, coraggio, intraprendenza, protettività, sacrificio per gli altri. E dunque anche dal posto che ai maschi spetta nel mondo.
















