di Armando Ermini
Alle volte leggere Liberazione è esperienza interessante. Il 2 agosto 2007, ad esempio, mi ha colpito un articolo intitolato
“Cresce il numero di abusi sui bambini tra i familiari dei Gi al fronte iracheno”, che riporta uno studio pubblicato dal Journal of American Medical Association su 1771 nuclei familiari, relativo al comportamento verso i figli da parte dei congiunti dei soldati impegnati in guerra. Ben sapendo come quel giornale è uso trattare la questione violenza, mi ha insospettito la neutralità del titolo, e ho letto tutto il pezzo. Puntualmente l’articolo svela ciò che la titolazione vuole oscurare. Cito testualmente:
A compiere la maggior parte delle violenze domestiche sono le donne rimaste a casa mentre il compagno è al fronte: per questa categoria l’incidenza di episodi di maltrattamento triplicano, quelli di abbandono e trascuratezza quadruplicano e gli abusi fisici raddoppiano.
Lo studio spiega il fatto con la condizione forzata di single, con l’ansia per i compagni e la difficoltà a gestire da sole la famiglia, magari dovendo anche lavorare. Possibile, certo, ma non si spiega allora perché, cito di nuovo : Lo studio ha anche rilevato che i mariti delle donne militari al fronte tendono ad essere meno violenti delle mogli che rimangono a casa.
Ci sarebbe materia su cui riflettere, cosa che naturalmente Liberazione si guarda bene dal fare, anzi non può proprio fare, limitandosi ad auspicare un sostegno psicologico anche a chi rimane a casa, oppure a non mandare giovani padri e giovani madri al fronte.
Si potrebbe, ad esempio, ragionare sulla maggior fragilità emotiva femminile come elemento che induce a scaricare la tensione sul più debole, ma come la mettiamo con l’accusa di debolezza d’animo maschile che quel giornale ripete di continuo?
Si potrebbe dedurre che il maggior stato ansiogeno delle donne mal si concilia con la rivendicazione (peraltro molto debole e per evidenti motivi) di femminilizzazione delle forze di combattimento. Ma Liberazione ci ha abituati a leggere che le donne possono fare, e meglio, tutto quello che fa di solito un uomo.
Si potrebbe, ancora, riflettere sul fatto che violenza ed abusi familiari sui bambini sono in prevalenza, e ci sono altre statistiche che lo confermano, compiuti dalle madri. Ma come si fa a scriverlo su Liberazione, per il qual giornale la violenza è sempre e comunque prerogativa maschile?
Si potrebbe infine, e mi sembra la cosa più importante, ragionare che la presenza paterna è fattore e condizione di difesa dei piccoli. La cosa non ci sorprende dal momento che esistono statistiche ufficiali secondo cui i figli senza padre non solo delinquono di più, ma sono anche maggiormente soggetti a subire violenza. Il padre, dunque, e la famiglia tradizionale, sono lo spazio fisico e psicologico migliore per i figli. Ammissione impossibile per chi ha fatto della lotta contro l’autoritarismo paterno e il “bigottismo” familiare una bandiera ideologica di liberazione umana. Per chi ci racconta “meravigliose” storie di madri felicemente single per scelta e di figli sereni e tranquilli perché ad essi servirebbe solo “amore”. Di una madre sola o di una coppia lesbica non importa, basta che non ci siano di mezzi quegli inetti e violenti maschi/padri.