Il corpo sconveniente
di Armando Ermini
Entro, per lavoro, negli uffici di una azienda. Mi apre la porta una impiegata, donna giovane e carina. Mi guarda con gli occhi un po’ sbarrati e mi dice, a bassa voce: “Sapesse che scena sta accadendo, una cosa inverosimile” . Subito penso a qualcuno che dà in escandescenze o cose simili. Prosegue invece la donna: “Di là, nella stanza d’attesa, c’è una che allatta un bambino”. “Bè, dico io, non mi sembra nulla di che”. E lei: “Ma insomma, nemmeno gli animali……”.
Entro nella stanza e vedo “l’increscioso” episodio: una giovane coppia di colore, marito e moglie, con lei che molto spontaneamente offre un seno ad una simpaticissima marmocchia di circa un anno d’età.
Non ho nulla contro quell’impiegata, non la giudico e sono certissimo che quelle parole non siano state dettate da razzismo. Però l’episodio, rafforzato dal commento finale, quando la coppia era già uscita: “Quella bambina era già grande”, mi fa pensare. Intanto mi ricorda che quando ero bambino io, o anche soltanto un ragazzo, di madri che allattavano con naturalezza se ne vedavano, in giro. Ora non più, sparite. E proprio nel tempo in cui culi e tette scoperte ci circondano, ci assediano, occhieggiano da ogni parte si volga lo sguardo. Di ragazze reali o di immagini pubblicitarie, con lo scopo di sedurre, attrarre. Per suscitare un desiderio che rimarrà tale o per far acquistare qualsiasi oggetto.
E’ l’assurdo del presente. Corpi sempre più artificiali e costruiti, esibiti ed accettati come arma di potere da un lato, e sconcerto per un corpo che si mostra in un gesto spontaneo ed eterno: una madre che allatta il suo bambino.
Il corpo vero sconcerta, allarma, è diventato “sconveniente” nella “civiltà delle buone maniere”. Qualcosa da nascondere o da inibire, come con la pillola che impedisce le mestruazioni, perché non ha valenza erotica (ammesso e niente affatto concesso che sia vero erotismo quello esibitoci quotidianamente), o perché economicamente improduttivo.
C’è materia su cui riflettere, per tutti ma principalmente per le donne, soggetti e insieme oggetti di una falsa emancipazione, le cui vittime non sono solo i maschi ma loro stesse, anche se non se ne accorgono.
















