Nessuno tocchi Caino, gli innocenti invece si impicchino
Giovedì 5 luglio 2007 il tg5 dà la notizia di un giovane operaio dell’Italia del Nordest, che si è sparato per le accuse di molestie sessuali di una quattrordicenne conosciuta su internet e successivamente incontrata.
Colpevole o no che fosse, è il segno di una giustizia che non è da tempo più tale per i maschi: questo tipo di accuse sono automaticamente una condanna.
L’accusa della donna è ormai assimilata alla prova ed è l’accusato a dover dimostrare l’innocenza. Si chiama inversione dell’onere della prova, ormai prassi nei nostri tribunali per questo tipo di reati: oggi i maschi sono per definizione ritenuti colpevoli e devono dimostrare di essere innocenti. Se questi sono i principi della giustizia, per l’accusato l’attesa del processo per avere giustizia è inutile: a meno che l’accusatrice ritratti, la condanna è già scritta. La pena è addirittura immediatamente efficace: all’accusa segue immediatamente la morte civile, la perdita del lavoro, la rovina economica, la perdita della moglie e dei figli, il carcere: una vita
senza futuro, una vita che non è più vita. Nessuno tocchi Caino, sacrosanto, però sarebbe bene cominciare col non mandare a morte sulla parola di una donna degli innocenti. Che sono tali fino a prova, vera e a carico
dell’accusa, del contrario. E’ pur vero che tradizionalmente gli innocenti tolgono il disturbo da soli. Ma francamente, la loro morte è assolutamente inaccettabile. Un’ infamia per la società che ha costruito la procedura giudiziaria e mediatica infernale che li ha costretti al suicidio. Non bisogna tacere su questa barbara regressione della civiltà giuridica.
Le quote di innocenti suicidi attaccati via agli alberi o alle inferiate di un carcere o sparati a causa di questo modo di intendere la giustizia incominciano ad essere troppe. E sono tutte azzurre.
Cesare

















Sottoscrivo in pieno. E’ il modo stesso di diffonderle, le notizie di questo tipo, che induce l’opinione pubblica a pensare alla ovvia colpevolezza dell’uomo sulla donna. Quando tempo fa si erano verificati due stupri presunti in Abruzzo si cominciò a cercare altri casi in regione per far credere che in Abruzzo ci fosse l’emergenza stupratori. Ovviamente tutto è finito in una bolla di sapone e a parte il primo caso (che comunque non ricordo bene), gli altri erano tutte invenzioni di ragazze un po’ troppo sveglie che s’erano inventate la balla della violenza. Naturalmente nessuno ha provveduto a dare la notizia al Tg, se non verso la fine, senza servizio e senza nessuna enfasi su quanto vigliacco può essere per un uomo o un ragazzo trovarsi addosso delle accuse di questo tipo, OGGI.
E potrei andare avanti all’infinito.
Non è mai giustificabile la violenza, specialmente sulle donne, ma solo quando essa è stata accertata al 100 %. Non voglio difendere nessun aggressore o stupratore, sia chiaro, ma giuro che tremo all’idea che un giorno m possa trovare tra capo e collo un’accusa di questo tipo e passare le forche caudine di un processo già scritto contro di me.
Comment by Alberto — July 10, 2007 @ 7:36 am
anch’io condivido il post parola per parola. già finire nelle maglie della giustizia italiana è una tragedia; finirci poi con un’accusa di quel genere equivale alla morte civile, per dire il minimo. Temo però che sul tema in discussione tutto il mondo (occidentale) è paese.
Comment by Hoka Hey — July 12, 2007 @ 4:34 pm
sottoscrivo anch’io l’articolo e i commenti. Finirà che , per non essere accusati di molestie o peggio, non basterà neanche più il permesso scritto e firmato da lei per accarezzarle una mano. Vittoria femminile? Neanche per idea, sconfitta di tutti e vittoria degli apparati amministrativi e burocratici che vogliono il controllo sociale su tutta la vita delle persone. Un mondo infernale, il Grande Fratello (o meglio la Grande Sorella, Grande Madre) in piena azione. E addio ai maschi e alle femmine.
armando
Comment by Administrator — July 18, 2007 @ 9:38 pm