June 26, 2007

Castità e dono

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 12:42 pm

Tra noi maschi quando parliamo di sesso ci piace sottolineare gli aspetti di conquista e di avventura, oggi forse più frequentemente quelli di trasgressione. Ma ormai si parla sempre più di conquista o di avventura in termini quantitativi, ovvero in centimetri, minuti e geometrie, ed è significativo l’uso del termine “prestazioni”. Ci si riduce un po’ a ingegneri o ragionieri del sesso, preoccupati di raggiungere un certo obiettivo. Forse perché ridotta e debole è la percezione e la relazione con l’altro. In ogni caso il sesso resta una potente e profonda, intima e vitale esperienza umana e come tale dovrebbe ritrovare una sua dimensione più semplice piena e fiera.
In questa direzione vale la pena di ricordare e recuperare la castità come virtù che riguarda l’uomo e come frontiera di conoscenza dell’altro e di sé.
Molte culture dell’umanità, passate e presenti, l’hanno stimata e praticata nei secoli, tuttavia oggi non se ne parla più, non sembra più apprezzata (almeno pubblicamente), e la si pensa come una questione che riguarda solo preti e religiosi che ne hanno fatto un loro personale programma di vita. E’ proprio così? Non può darsi che invece molti nella vita vi aspirino e la gustino magari anche senza saperlo?
Direi che la castità è ciò che conquista e restituisce all’altro (e quindi a sé stessi) la sua intera profondità di mistero, la dimensione di mistero, la sua amabilità piena come Soggetto, il suo essere altro da me ma non oggetto, la sua “alterità non consumabile”. E’ quel rispetto vero dell’altro e di sé che tanto cerchiamo e che un certo nostro modo di fare svilisce.
Nell’ambito della sessualità ci mostra tendenzialmente un esempio alto di amore, di dominio e di orientamento delle proprie pulsioni, di crescita e realizzazione dell’umano e della vita.
Non è astenersi dal piacere, ma è un atteggiamento che, a più livelli e in diversi ambiti, non ricerca soprattutto il piacere come esito, ma lo riceve a un certo punto come un bene donato, e a sua volta ricambiato. E’ come inoltrarsi nella natura di un bosco o nell’avventura con “l’altro da sé” senza pretendere di penetrarne il segreto, ma lasciando che esso si doni.
In questo senso essa non elimina e non reprime la sessualità, ma ne adotta e ne esalta pienamente la logica …che è quella del dono.
Roberto

I padri pagano caro, pagano tutto

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 7:20 am

Non può vedere il figlio. Padre separato si toglie la vita. Il suo corpo è stato trovato appeso ad un albero. In mano teneva una foto del piccolo. I familiari si erano rivolti a “Chi l’ha visto”. Il dramma dei padri separati, che non possono vedere i loro figli, assume una proporzione sempre più tragica. La vicenda di T.M., 46 anni, torinese, ne è la riprova. Riporta la sua storia Torino Cronaca. “Tutti lo credevano oramai rassegnato alla perdita della moglie, da cui si era separato sei anni fa, e soprattutto dal non poter stare sempre insieme al figlioletto di 10 anni. Invece, improvvisamente e quasi senza dare alcun segnale, T. M., 46enne elettricista residente a Volpiano (To) aveva deciso di farla finita. Aveva fatto perdere le sue tracce mercoledì 13 Giugno quando non si era nemmeno recato a lavoro. E il triste epilogo si è avuto quando un podista lo ha trovato appeso al ramo di un albero in cima al monte Musinè. Impiccato…..Aveva con sè i documenti e, forse, l’ultima cosa che ha visto prima di morire è stata proprio una fotografia del figlio, che ha voluto tenere in mano fino
all’ultimo”. Lo psichiatra Alessandro Meluzzi sostiene che: “Non avere la possibilità di incontrare come si vorrebbe i propri figli è tra tutte le pene che un uomo può sopportare sicuramente fra le più crudeli. Oggi all’interno di una legislazione che privilegia sempre comunque innanzitutto le ragioni della donna, i padri possono trovarsi, al momento della separazione, davvero tragicamente spiazzati. Non è un caso che la Caritas di Trento abbia istituito per i padri neo-separati comunità di accoglienza simili a quelle che si riservano per gli immigrati o per i disabili. E la miseria non è soltanto economica”.

June 22, 2007

Dove sono finiti i padri?

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 12:16 pm

Tratto dal libro di Didier Dumas “Sans père et sans paroles” Paris:
Hachette, 1999 - 225 p.

Dove sono passati i padri? Le rivoluzioni di maggio 1968, il movimento
femminista degli anni 70, una giustizia che privilegia la madre nell’affido
del figlio ed una medicina che, con la procreazione assistita, tende a
sostituirsi al padre; ecco quali sono le tappe di una evoluzione senza
precedenti dei costumi.
Durante gli ultimi 30 anni la figura paterna si è piano piano incrinata. Le
conseguenze sono pesanti.Un numero impressionante di bambini non vede mai il
proprio padre, la delinquenza si sviluppa nelle città e nelle borgate e le
istituzioni incaricate della salute mentale del bambino non sanno più a chi
affidare i bambini. Diventa urgente ridare il proprio posto ai padri e
ridefinire il loro ruolo per lo sviluppo positivo del bambino. Essere padre
non è essere un sostituto della madre. Rappresenta l’occupare nella vita
mentale del bambino un posto dal quale dipende la sua costruzione e la sua
salute psichica.Un bambino viene concepito sia attraverso propositi e
desideri condivisi sia attraverso l’atto sessuale. Se il ruolo della madre è
quello di portare il bambino nel proprio corpo, quello del padre è di
portarlo nei suoi pensieri e desideri.Vietare al bambino di capire che è
frutto del desiderio di entrambi i suoi genitori equivale a condannarlo ad
essere preda di un mono-parentalismo divorante, che gli toglie accesso
all’autonomia e lo rende incapace di integrarsi nella società. Questa “non
conoscenza” del ruolo del padre nella costruzione psichica e spirituale del
bambino rappresenta la prima causa di tutti i disordini mentali. E questi
disordini dovuti alle dimissioni dei padri si trasmettono e si ripetono,
aggravandosi da una generazione all’altra.

June 1, 2007

Il bastone e la carota: da padri a tate

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 7:58 am

Padri coraggiosi
I manifesti della provincia di Bologna per la campagna “per la condivisione del lavoro di cura tra uomini e donne” rappresentano papà compiaciuti di tenere in mano erogatori a spruzzo per piatti, biberon, o impegnati in piccole incombenze familiari, cosa che del resto già fanno oltre che competere sui mercati internazionali (nell’immagine a fianco e nel link www.provincia.bologna.it/…).
Quello che rende perplessi di queste campagne è che il ruolo del padre viene risolto nel ruolo di cambiatore di pannolini e a tettarella di supporto. Il che può anche starci, ammesso che le donne lascino fare. Ma il rischio di queste proposte è di ottenere esattamente l’opposto di quello che, spero, si propongono o sembrano proporsi: un maschio in famiglia che sappia fare il padre. In questi manifesti e nella ideologia che li sottende, il ruolo paterno che è il ruolo di chi dà forma alla vita psicologica e spirituale dei figli, li introduce alla realtà, li proietta nella vita associata e al rispetto delle regole, li rende capaci di affrontare con coraggio e dedizione la costruzione del futuro, tutto questo viene rimosso e risolto appunto in queste pratiche da tata dei primi del ‘900. Chi promuove queste campagne sembra intendere la paternità come babysitteraggio. I padri coraggiosi, cioè le tate, dice uno dei manifesti, cambieranno il mondo. Ma le tate ci sono da sempre, anzi oggi ce ne sono a decine di migliaia che badano alla casa ventiquattr’ore su ventiquattro: e il mondo non è cambiato. E oggi c’è bisogno di una tata in famiglia o di padri che sappiano fare i padri? Credo che le donne che sono e vogliano essere madri autentiche non abbiano dubbi al proposito. Ma soprattutto si dimentica che i papà insieme ai figli ci sono sempre stati, appunto nel ruolo di iniziatori alla vita di uomini e donne liberi e responsabili, che i lavori domestici, nella accezione tradizionale di lavori pesanti,oggi con lavatrici,lavapiatti, microonde, cibi precotti, freezer e grandi spese settimanali, famiglie e case da tre persone massimo, sono pratiche che si ritrovano solo nei reality tipo “La fattoria”. O nella retorica del politichese lontano anni luce dalla vita reale. Nel manifesto manca poi la mamma coraggiosa, sulla scala col trapano in mano, o il cacciavite, ad aggiustare le tapparelle o mettere a posto il lampadario. Manca l’invito alle madri di famiglia a prendersi cura della manutenzione strutturale della casa, dopolavoro maschile da sempre misconosciuto e che è fra le prime cause di infortunio e morte maschili. Naturalmente un manifesto che invitasse le “madri coraggiose” a questi compiti e di fatto riducesse la maternità coraggiosa a questo sarebbe una proposta impensabile e farsesca. Quando si tratta di maschi e padri invece non c’è freno alle sparate acritiche, alle più strampalate e superficiali richieste di cambiamento. Insomma c’è in giro gente che si aggira col codice di comportamento maschile e paterno in mano stabilito in qualche riunione di partito o in qualche commissione o istituzione senza destino certo, magari con la seria intenzione di farlo diventare parte del codice penale. Intanto prepara il terreno con i manifesti: quelli di Brescia, falsi, violentissimi e denigratori, come bastone e quelli di Bologna, fuorvianti, ironici, suadenti e indirettamente denigratori, come carota. La mano è la stessa. E identica la vocazione ad attivare i campi in cui rieducare i “soggetti antisociali”, oggi i maschi e i padri, al modello di uomo nuovo.
In ogni caso rieducatori e rieducatrici di padri e aspiranti padri, un piccolo contributo paterno perchè torniate serenamente nella realtà: questi maschi e questi padri da rieducare, sono gli stessi che vi hanno tirato fuori delle caverne con il loro ingegno, il loro sangue, la loro dedizione. E oggi vi pagano anche lo stipendio. Tranquilli, tranquille: continueremo a mantenervi.

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