La donna è scomparsa, anche nel Tango
Di Armando Ermini
Non è certamente vero che per la stragrande maggioranza dei maschi la vita sia semplice, come sembra sostenere Marina Terragni nel suo ultimo libro “La scomparsa delle donne “ (Mondadori), in edicola dall’8 maggio.
“[..] escono dall’alveo materno per infilarsi direttamente nell’Assoluto, comandano, guadagnano un sacco di soldi e fanno tutto quello che gli pare “.
Se fossero davvero interpellati risponderebbero che andare in guerra o in miniera, o emigrare per poter mantenere la famiglia non è esattamente un piacere, non si comanda, e quanto ai guadagni lasciamo perdere.
Quel passaggio infelice testimonia la difficoltà a percepire l’altro da sé, ed altre importanti obiezioni sarebbero possibili quando l’autrice parla del maschile; però l’idea centrale del libro, che la donna quando crede di realizzare se stessa slegandosi dal corpo in realtà si mascolinizza, è feconda. Riconosce che per la formazione dell’identità di genere la natura è almeno altrettanto importante della cultura, e che le donne hanno col proprio un rapporto “naturalmente” diverso da quello degli uomini.
Altrettanto significativa è la metafora con cui da conto in modo semplice e facilmente afferrabile dello stato dei rapporti fra i generi.
“Provate a prendere qualche lezione di Tango e v i renderete conto che oggi, per una donna, la cosa più difficile è abbandonarsi come una dolce zavorra, lasciarsi sbatacchiare, cedere con fiducia. Ma per gli uomini è anche più dura: stanno lì, come sacchi di patate, non guidano, non prendono iniziative, cercano di scaricarti addosso ogni responsabilità”, scrive.
Frequento anch’io una scuola di Tango, ed è proprio così. Sembriamo tutti in cerca di orientamento, come reduci da una bufera. E non è un caso che lo cerchiamo tramite un ballo nel quale, perché l’unione sia armonica, donne e uomini possono giocare un solo ruolo, il proprio.
“Non solo per ballare bene il Tango,ma per continuare ad esistere come donne e come uomini […]oggi la questione è far ritornare le donne. Tornare donne…..Quello che posso fare per loro [gli uomini. Ndr] è semplicemente essere donna. Ed è tutto quello che le donne possono fare per sé.”, continua l’autrice.
Davvero bella la metafora del Tango, anche se sarebbe più giusto dire che la questione è far tornare le donne… e gli uomini. C’è una differenza non da poco, però, fra le due questioni. Qualsiasi disponibilità a reimmergersi nella femminilità è destinata ad essere frustrata, ed alimentare rancori, se gli uomini non riprendono il loro posto. Come nel Tango, se il maschio è deciso, sicuro ed insieme leggero nella guida, anche la più riottosa delle donne alla fine cederà, e volentieri, alla femminilità spontanea che è in lei. Non così viceversa, se il maschio non troverà in sé la forza e l’energia per essere tale. E questa forza gli potrà venire solo dall’insegnamento di altri maschi. I Selvatici sono nati su questa intuizione. Non per insegnare, chè anche noi siamo reduci ed abbiamo piuttosto da imparare, ma per darsi, insieme ad altri uomini, una possibilità, e dunque una possibilità anche per le nostre donne e i nostri figli.

















Bella ed efficace questa metafora sul tango e la coppia che non sa più ritrovarsi.
Comment by Nessie — June 14, 2007 @ 3:06 pm