May 28, 2007

Sentieri di guerra - II

Filed under: Il Selvatico - Administrator @ 2:37 pm

di Paolo Mombelli

Mio nonno materno è morto quando io avevo 5 anni. Non ricordo altro di lui che tre cose.
Reduce dalla Grande Guerra,quando si affacciò al cancello di casa avvolto in un mantello sporco e a brandelli, con la barba lunga, magrissimo, tremante, la voce flebile e le lacrime agli occhi, mia nonna non lo riconobbe,e credendolo uno dei tanti mendicanti forzati di quegli anni, senza aprirgli, gli disse di aspettare che gli avrebbe dato qualcosa da mangiare. Lui abbassò lo sguardo e con un filo di voce le disse: “Giulia,sono io, Battista”. A volte mi raccontava le battaglie a cui aveva partecipato.In particolare ne ricordo una,per la conquista di una postazione di mitragliatrici austriache su una montagna di cui ho perso il nome. Decine di assalti dal basso, correndo in salita, fucile e baionetta. Dopo diversi giorni conquistarono la postazione.All’inizio della battaglia erano un migliaio,alla fine poche decine.Lui era invalido di guerra,zoppicava e si sosteneva con un bastone. Un giorno, dopo che insistetti a lungo, mentre eravamo soli (perchè secondo me le donne di casa non lo avrebbero permesso), acconsentì a farmi vedere le ferite. Terribili buchi, caverne nella carne e tra le ossa della coscia. Misi la mano in uno dei buchi ed oltrepassai la coscia uscendo dall’altra parte.
Imparai la storia, il coraggio,l’eroe e le sue ferite. Imparai la mia ferita, mi rimase chiaro, da quel giorno, da dove venivo, pensai che avrei dovuto lottare per tutta la vita.

Sentieri di guerra - I

Filed under: Il Selvatico - Administrator @ 2:35 pm

di Marco Baldassari

Venerdi scorso ero nel reparto di geriatria dove e’ ricoverato mio padre e nei letti adiacenti stavano due della classe 1918 di 8 anni piu’ vecchi del mio vecchio. Uno cieco da non so quanto tempo, aveva una fibra incredibile e raccontava della guerra. Si parlava del pilotaggio e lui ha cominciato a raccontare dei suoi sette anni in aviazione, due all’aeroporto di caselle e i cinque di guerra in Libia. Anche mio padre era stato in Libia con la scuola in viaggio premio, prima del conflitto, ma non riusciva a ricordare nulla. Quel reduce descriveva ogni situazione e ogni bombardamento come se fosse avvenuto ieri e si parlava di aerei a elica e mitragliatrici che sparavano calibri da fucili.
Mentre scappavano da un mitragliamento aereo il suo compagno ha trovato un buco nel tacco del suo scarpone. oggi non ne sarebbe rimasto nulla dello scarpone. Mi parlava del deserto e dei datteri appena colti, del suo lavoro di recupero di almeno due cadaveri ogni giorno per cinque lunghi anni. Era davanti a me, vivo e asciutto, calmo e sereno, in attesa di ritornare a camminare. Sua nipote, isterica come una vipera, sbraitava contro tutto l’ospedale e lui pazientemente cercava di calmarla. Poi, verso le 13,30 sono passati a prenderlo per portarlo in una struttura di riabilitazione e non lo vedremo mai piu’. Ho visto un pezzo della nostra vita, di quando vivere era ancora qualcosa di umano e profondo. Sentire il mio vecchio parlare con chi era stato in mezzo alla guerra ha azzerato il tempo, per me e anche per lui, che e’ tornato per quel breve spazio di tempo ad avere gli occhi brillanti di un azzurro che da troppo tempo si era coperto di grigio.
Per uno spazio di alcune ore ho desiderato essere in mezzo a una guerra vera, con sudore e pallottole vere, non di carta.

May 27, 2007

La nuova frontiera della libertà delle donne: rinnegare il corpo

Filed under: Bioetica - Administrator @ 10:11 am

di Armando Ermini

In Usa, apprendiamo da Il Giornale del 24 maggio 2007, è stato dato il via libera alla commercializzazione del farmaco che inibisce le mestruazioni femminili. L’evento è stato salutato da alcune associazioni femministe americane come un elemento di libertà. Ma da cosa ci si vuole liberare, o si vuole che le donne si liberino? Da se stesse, evidentemente, e dal proprio corpo sessuato, ossia dalla propria identità.
Drammatico e penoso inganno (e autoinganno) di chi, sotto la pretesa del benessere personale, vuole in realtà medicalizzare l’intera esistenza, e anzichè dedicarsi alla cura delle malattie vere, ne inventa continuamente di nuove. In questo caso si intende inibire la più tipica manifestazione del corpo femminile, e quindi lo si ipotizza come malattia in sè. E anzichè viverlo per cio che è, ci se ne vuole liberare. Libertà dal corpo e non libertà del corpo. E’ la stessa onnipotenza della modernità per cui si crede di poter fabbricare artificialmente il vivente o modificarlo a piacimento secondo criteri prestabiliti.
Non colpisce solo le donne, colpisce diversamente anche i maschi con la ricerca ossessiva della performance in tutti i campi, che induce ad assumere sostanze chimiche nell’illusione di superare artificialmente i propri limiti. Curarsi dal corpo anzichè curare il corpo. Libertà astratta, come astratto e sempre più cerebrale il modello di civiltà che ci siamo dati, e quindi illibertà perchè l’essere umano non può essere scisso impunemente. Ce lo ricorda il Dio dei cristiani fattosi carne per salvarci. Ce lo ricorda Benedetto XVI, definito oscurantista quando invoca la sacralità della vita come unità di corpo e di spirito.
Sicuramente, fra qualche anno, fra gli attuali entusiasti ci sarà chi ammetterà di aver, forse, sottovalutato il problema. Speriamo non sia troppo tardi.

May 16, 2007

L’ultimo libro di Claudio Risé

Filed under: Bioetica, Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 8:57 am

Claudio Risé
Cannabis.
Come perdere la testa e a volte la vita
San Paolo Ed., 2007

Con la cannabis non bisogna più basarsi sulle informazioni date da studi ormai vecchi ma è necessario considerare ricerche nuove e aggiornate, che permettano di comprendere i motivi dell’impatto emergente di questa droga sulla salute mentale.
Ted Legget, World Drug Report 2006, Onu

«Nel nostro Paese non sono ancora state fatte campagne serie e di ampio respiro, né sui media né per iniziativa governativa, sui rischi della cannabis. Il nostro Paese è l’unico a non avvisare i giovani che, con lo spinello, rischiano la malattia e il danno cerebrale, cognitivo, e caratteriale. In Italia, anzi, si lascia loro credere che non è poi così grave, che in fondo tutti lo fanno, anche papà e mamma, anche il professore, anche il direttore, anche l’onorevole (e magari è vero, è proprio questo il problema…). L’Italia sembra anche l’unico Paese dove i politici credono, ancora, che la cannabis sia una “droga leggera”, e ne parlano in questi termini. È anche per questo che gli scienziati, per cambiare qualcosa, per evitare che lo sterminio dei giovani sognatori continui, hanno cominciato proprio da lì. Dal tentativo di convincere i politici che la cannabis non è una droga leggera. Un tentativo che, come vedremo fin dal primo capitolo, finora è in gran parte fallito. È proprio per dimostrare la falsità di questa vecchia tesi, datata, provinciale e pericolosa, e per contribuire alla salvaguardia dei giovani nel nostro Paese, che abbiamo scritto questo libro».
(dalla Premessa)

May 11, 2007

La donna è scomparsa, anche nel Tango

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 8:16 pm

Di Armando Ermini

Non è certamente vero che per la stragrande maggioranza dei maschi la vita sia semplice, come sembra sostenere Marina Terragni nel suo ultimo libro “La scomparsa delle donne “ (Mondadori), in edicola dall’8 maggio.
“[..] escono dall’alveo materno per infilarsi direttamente nell’Assoluto, comandano, guadagnano un sacco di soldi e fanno tutto quello che gli pare “.
Se fossero davvero interpellati risponderebbero che andare in guerra o in miniera, o emigrare per poter mantenere la famiglia non è esattamente un piacere, non si comanda, e quanto ai guadagni lasciamo perdere.
Quel passaggio infelice testimonia la difficoltà a percepire l’altro da sé, ed altre importanti obiezioni sarebbero possibili quando l’autrice parla del maschile; però l’idea centrale del libro, che la donna quando crede di realizzare se stessa slegandosi dal corpo in realtà si mascolinizza, è feconda. Riconosce che per la formazione dell’identità di genere la natura è almeno altrettanto importante della cultura, e che le donne hanno col proprio un rapporto “naturalmente” diverso da quello degli uomini.
Altrettanto significativa è la metafora con cui da conto in modo semplice e facilmente afferrabile dello stato dei rapporti fra i generi.

“Provate a prendere qualche lezione di Tango e v i renderete conto che oggi, per una donna, la cosa più difficile è abbandonarsi come una dolce zavorra, lasciarsi sbatacchiare, cedere con fiducia. Ma per gli uomini è anche più dura: stanno lì, come sacchi di patate, non guidano, non prendono iniziative, cercano di scaricarti addosso ogni responsabilità”, scrive.

Frequento anch’io una scuola di Tango, ed è proprio così. Sembriamo tutti in cerca di orientamento, come reduci da una bufera. E non è un caso che lo cerchiamo tramite un ballo nel quale, perché l’unione sia armonica, donne e uomini possono giocare un solo ruolo, il proprio.

“Non solo per ballare bene il Tango,ma per continuare ad esistere come donne e come uomini […]oggi la questione è far ritornare le donne. Tornare donne…..Quello che posso fare per loro [gli uomini. Ndr] è semplicemente essere donna. Ed è tutto quello che le donne possono fare per sé.”, continua l’autrice.

Davvero bella la metafora del Tango, anche se sarebbe più giusto dire che la questione è far tornare le donne… e gli uomini. C’è una differenza non da poco, però, fra le due questioni. Qualsiasi disponibilità a reimmergersi nella femminilità è destinata ad essere frustrata, ed alimentare rancori, se gli uomini non riprendono il loro posto. Come nel Tango, se il maschio è deciso, sicuro ed insieme leggero nella guida, anche la più riottosa delle donne alla fine cederà, e volentieri, alla femminilità spontanea che è in lei. Non così viceversa, se il maschio non troverà in sé la forza e l’energia per essere tale. E questa forza gli potrà venire solo dall’insegnamento di altri maschi. I Selvatici sono nati su questa intuizione. Non per insegnare, chè anche noi siamo reduci ed abbiamo piuttosto da imparare, ma per darsi, insieme ad altri uomini, una possibilità, e dunque una possibilità anche per le nostre donne e i nostri figli.

Il Curupira. Leggenda brasiliana

Filed under: Il Selvatico - Administrator @ 4:47 pm

o curupira“Dentro la foresta, in un fiume sinuoso, una canoa segue con i suoi passeggeri: pescatori, cacciatori e semplici viaggiatori. Gli unici suoni che si sentono sono quelli dei remi che picchiano sull’acqua e l’allegro canto degli uccellini.
All’improvviso si sentono rumori che provengono da lontano, E’ il Curupira che sta verificando se gli alberi resisteranno alla tempesta e avvisando gli abitanti della foresta sul temporale che si avvicina.
Lui è uno strano essere che protegge la foresta e i suoi animali. E’ piccolo, ricoperto di peli, ha gli occhi rossi, le unghie azzurre e i piedi all’incontrario.
Guai a quelli che uccidono o cercano di cacciare i piccoli animali o le femmine, abbattere gli alberi o maltrattare le piante.
Per queste persone, il Curupira riserva castighi terribili. Per difendere la natura, il Curupira attacca i suoi nemici e li castiga in diversi modi: fa in modo che si perdano nelle foreste oppure li inganna fingendo di essere un animale da cacciare.
Però il Curupira non è solo terrore. Lui non perseguita quello che caccia per necessità, ma chiede soltanto dei regali e segreto assoluto”.

May 4, 2007

PRIMA LE DONNE E BAMBINI

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 7:19 pm

di Armando Ermini

E’ la legge non scritta secondo la quale, in caso di pericoli incombenti, gli uomini si fanno carico di mettere in salvo, a costo della propria vita, le donne e i bambini.
E’ sempre stato così. I maschi muoiono per proteggere. Indirettamente, come in guerra quando si oppongono agli invasori , o come quando muoiono a milioni sul lavoro ben sapendo che continuerà ad essere così nonostante tutte le necessarie e indilazionabili misure di sicurezza. O direttamente, quando si gettano nel mare in tempesta o in un incendio per strappare alla morte le compagne o i figli, propri o altrui. O come quando, di fronte alla scelta definitiva, rinunciano alla propria salvezza per consentire quella altrui. Ricordate il Titanic? Nulla è cambiato. Anche nel recente naufragio del traghetto greco Sea Diamon, la parola d’ordine è stata la stessa. “Prima le donne e i bambini”.
Il dono di sé, il sacrificio disinteressato, sono nel dna maschile da sempre. E noi vogliamo che continui ad essere così, che quell’antico ma eterno “codice d’onore”, continui ad essere la bussola che orienta i comportamenti maschili. Perché altrimenti ci vergogneremmo di noi stessi, non saremmo più capaci di guardarci allo specchio.
E come sempre non vogliamo pubblici elogi o titoloni sui giornali. I maschi si accontentano di molto meno, anzi di molto di più. Poche cose. Un riconoscimento silenzioso ma vero come era una volta e, connesso a questo, che cessi la guerra mediatica contro di loro, rappresentati sempre (quasi) come vigliacchi, prepotenti, oppressori. Gli infami manifesti bresciani contro i padri, per fare un solo esempio fra mille, devono cessare di esistere, anzi di essere concepiti.
E si “accontentano” anche di un’altra cosa. Che all’esercizio del potere, da parte di chiunque, anche le donne, corrispondano simmetrici doveri morali e assunzione di responsabilità. Così è sempre stato per il potere degli uomini maschi, spesso più oneroso che “onoroso”, così deve essere anche oggi se non si vuole che diventi privilegio, arbitrio e vera oppressione. Altrimenti, se non si è in grado di assumere obblighi e responsabilità, si rinunci anche al potere “comodo”, quello privo di rischi, ben sapendo d’altra parte che andare in prima linea o in miniera o su impalcature prive di protezione, non è affatto un potere ma un onere vissuto come servizio.
Altrimenti ci troveremo, fra non molto, a vivere in un mondo fatto di sola contabilità di convenienze, arido, conservativo e privo di ogni slancio eroico. E’ quello che sembra prediligere Giuseppe Bizzarro nel suo articolo su www.giubizza.tk “Non ci sono femministe in una nave che sta affondando”. Non che abbia torto nel sottolineare l’uso strumentale che un filone del femminismo fa dei concetti di uguaglianza e diversità, agitati sempre secondo convenienza. E’ la sua “soluzione” ad essere profondamente sbagliata, tutta interna a quella concezione del mondo tipica del femminismo grandematerno che pure dice di voler combattere. Dovremmo imparare a non esserne condizionati ed a non scendere sul suo terreno, che è poi quel mondo senza bisogno di eroi invocato da Bertold Brecht e caro ai suoi epigoni buonisti e politicamente corretti, che lascerebbe tutti profondamente infelici e insoddisfatti. I maschi, che hanno bisogno di sentirsi un po’ eroi per sentirsi maschi, e le femmine, che hanno bisogno di pensare, ammirare e stimare i loro uomini come possibili eroi, anche della semplice e dura quotidianità. Alla fine le cose sono semplici. Guai se uomini e donne se ne dimenticano, come tutto, nel mondo di oggi, spinge a fare. Ma è un mondo, come diciamo da sempre, per niente maschile, ad onta delle apparenze.

May 2, 2007

La pianura

Filed under: Il Selvatico - Administrator @ 7:55 pm

Golena sul Podi Paolo Mombelli

In bici, dopo tanto tempo.
Campi assetati, le piantine di mais appena nate che non sanno il proprio destino se il cielo non calerà la pioggia.
Il grano tenero e l’orzo già spigati a un passo dalla maturazione con un mese di anticipo. Il loglietto è fieno nelle stalle, maggengo d’aprile.
Soltanto l’erba medica, che non teme la sete, colora di verde intenso tratti di orizzonte.
I contadini dovranno ascoltare il clima che cambia e cambiare le colture, in fretta.
Lungo i fiumi e le rogge, anche se ridotti a rivoli d’acqua, i pioppi rigogliosi si abbandonano ad una pioggia di cotone finissimo, quasi seta, un tempo storia di bachi, gelsi e farfalle.
Le robinie piangono grappoli di fiori bianchi dal profumo intenso e dolce.

Chi crede che la pianura sia un luogo piatto, non sa della forza e della pazienza del fiume.

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