April 6, 2007

COPPIE DI FATTO, LE VERE POSTE IN GIUOCO

Filed under: Bioetica - Administrator @ 4:30 pm

di A. Ermini

Ida Dominijanni, su Il Manifesto del 3 aprile 2007 (La norma eterosessuale), ha il merito di esplicitare senza mascherature, soprattutto agli occhi del variegato schieramento favorevole ai Dico, il reale oggetto del contendere sulla legalizzazione delle unioni di fatto.
Non la condanna del sesso omosessuale, né la negazione dei diritti individuali che la Chiesa ammette senza difficoltà, ma un intero ordine sociale ed antropologico. Per la Chiesa, come scrive la nota dei vescovi sui Dico, “la legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile”. Ed è su questa differenza che si fonda il primato del matrimonio e della famiglia naturale come cellula base della società. La legalizzazione della coppia omosessuale minaccia l’ordine costituito, scrive la Dominijanni, perché attiva la genitorialità omosessuale, ossia una concezione della procreazione “denaturalizzata” e slegata, come già accade con la fecondazione artificiale, dall’accoppiamento maschio/femmina, con evidenti effetti sul concetto di famiglia e sullo statuto antropologico della società. Sull’altro versante, il riconoscimento delle coppie omosessuali da parte dello Stato deve essere visto proprio come il grimaldello per scardinare l’ordine sociale che si basa sulla differenza sessuale. Ma se il riconoscimento porterebbe alla luce un fenomeno destinato altrimenti all’ombra, la Dominijanni non si nasconde l’esistenza di un problema. Scrive infatti in chiusura dell’articolo: “ Una volta che le sovversive coppie gay saranno riconosciute e legalizzate, che sarà di queste pratiche sessuali, affettive e parentali, e della loro radicale estraneità alla norma e alla normalizzazione?”
Detto con altre parole: è preferibile una società che assuma il dato di natura a fondamento del suo ordine sociale, ma che contemporaneamente lasci libertà a comportamenti che in quell’ordine non vogliano riconoscersi (come accadeva in epoche definite oscure), oppure una società che normi, “regolarizzi”, amministri ed inglobi tutto in un magma indifferenziato?
Questa è la scelta. Non i diritti o la tolleranza, non il dettato Costituzionale, non la supposta omofobia di alcuni, non la secondaria urgenza della questione.
Ed è su questo che tutti siamo chiamati a pronunciarci, al di là dei tatticismi, delle mediazioni, del buon senso comune in stile Pollastrini e Bindi, che tendono a nascondere il vero problema.
A me vengono in mente due cose. Le parole di Foucault sul biopetere che, in nome dei diritti estende la sua presa amministrativo/ burocratica su tutti gli aspetti della vita, fino al corpo ed al suo uso, e quelle di Renè Girard sull’indifferenziazione come matrice di ogni violenza, al centro delle preoccupazioni delle società così dette primitive.

3 Comments »

The URI to TrackBack this entry is: http://maschiselvatici.blogsome.com/2007/04/06/coppie-di-fatto-le-vere-poste-in-giuoco/trackback/

  1. Il problema è che siamo ancora all’inizio, nel senso che oggi non si riconoscono nemmeno le coppie che vivino fuori dal matrimonio. Capisco e comprendo il problema che hai voluto esporre, ma credo anche che se l’uomo continua ad evolversi, magari sbagliando, lo ststo ha il dovere, di dare dei diritti a chi li chiede. L’Italia è ultimo paese in Europa che ancora non si è avvicinato alle coppie di fatto, ripeto, nemmeno quelle etero. Tra l’altro si è alzato un gran polverone su un disegno di legge che chissà se poi arriverà mai in parlamento.

    Kate

    Comment by Kate — April 9, 2007 @ 1:15 pm

  2. Lo stato da millenni ha sempre riconosciuto la famiglia con il matrimonio, in tutte le culture, perche’ la coppia diventi un “sistema” nello stato, deputato al crescere i figli.
    Se le coppie di fatto vivono fuori dal matrimonio, scelgono consapevolmente di farlo proprio perche’ rifiutano qualsiasi riconoscimento formale e legale della loro unione.
    Sappiamo bene che il diritto civile consente comunque a chiunque di stipulare contratti privati e prendere impegni reciproci. I figli sono comunque tutelati sempre e allo stesso modo sia che i genitori siano sposati che non lo siano.

    Dunque per quale motivo sarebbero necessarie altre forme di matrimonio o di “contratti riconosciuti dallo stato” alle coppie di fatto che rifiutano il matrimonio?
    Quali diritti dovrebbe “concedere” lo stato alle coppie di fatto, se queste rifiutano i doveri del matrimonio? E perche’ poi? La reversibilita’ della pensione? Se alle coppie di fatto interessano queste forme di tutela, si sposano perche’ il matrimonio e’ stato concepito per questo, definendo diritti e doveri, riconoscendo il valore sociale della procreazione e della cura e istruzione dei figli che sono lo scopo del matrimonio.

    Perche’ mai le coppie dovrebbero avere dei diritti se sono per scelta “di fatto” e - nel caso delle coppie omosessuali, senza figli? Perche’ lo stato dovrebbe riconoscere altre forme di famiglia se non quella costituita da una madre e un padre? La nuova norma sull’affido condiviso mantiene la “famiglia genitoriale” anche quando la coppia si separa, sancendo dunque la prevalenza e indissolubilita’ della relazione genitoriale, che viene prima della relazione di coppia tra i due genitori.

    Dunque pare evidente che il riconoscimento sia solo un desiderio delle coppie omosessuali, che non possono fare famiglia e sposarsi con il matrimonio.
    Quale diritto possono reclamare al crescere figli delle coppie omosessuali? Il matrimonio e’ una istituzione sociale finalizzata alla tutela dei figli e concepita per dare ai figli una famiglia, tutelando il diritto del minore che e’ il soggetto debole.
    Che diritto ha un adulto di pretendere di educare un figlio secondo uno schema non esistente in natura? Non e’ un diritto ma semmai una responsabilita’ quella di accogliere i figli e crescerli, un munus. Dunque se un figlio ha per natura un padre e una madre, quella e’ la famiglia che semmai lo stato deve riconoscere e tutelare.
    Salvo alchimie riproduttive, con donatori di sperma o di utero che si inseriscano come terzi nella coppia omosessuale, per poi rimanere invisibili al figlio - ma per quanto potranno celarsi prima che il figlio voglia conoscere le proprie origini? - non sara’ possibile per coppie omosessuali allevare dei figli, salvo l’adozione. Ma veramente si ritiene che una coppia omosessuale possa dare un riferimento educativo equilibrato a un bambino? I bambini sono piu’ semplici e rigorosi nel loro concepire la realta’, per loro fatta di bianchi e neri, che rende evidente l’innaturalita’ di avere due genitori dello stesso sesso. Vogliamo dire che e’ un diritto del minore avere due genitori naturali?

    I DICO o PACS a dir si voglia sono una elaborazione inutile se non concepita per soddisfare un desiderio di “normalita’” familiare per una coppia omosessuale che evidentemente non e’ la normalita’ procreativa della coppia genitoriale. Se si e’ diversi, perche’ mai desiderare l’omologazione? Sembrerebbe piuttosto un disegno a tavolino, per scardinare l’ordine simbolico della societa’ fondata sulla famiglia, per eliminare il riconoscimento delle identita’ di genere e appiattire l’umanita’ su un insieme di individui omogeneizzati, unisex, isolati e cittadini, sottoposti allo stato che diventa il solo interlocutore di questa massa. Distruggendo la famiglia resta solo l’individuo, depersonalizzato, indifferenziato, che ha valore solo perche’ appartiene allo stato.

    E questo era anche il disegno del terzo reich.

    Comment by marco baldasari — April 14, 2007 @ 1:06 am

  3. per kate:
    “Lo stato ha il dovere di dare dei diritti a chi li chiede”, scrivi.
    Non sono d’accordo. Esistono diritti individuali inalienabili, per primo quello alla vita, e desideri che non automaticamente sono trasformabili in diritti. Lo Stato, ma preferisco usare il termine Comunità, ha il dovere di valutare quelle richieste rispetto al loro impatto simbolico e concreto, anzi simbolico e per questo concreto.
    Per esempio, nel caso della richiesta di adozione da parte di una coppia gay, il riflesso che avrebbe questo diritto sia sul concetto di genitorialità e di famiglia, sia sull’educazione dei figli, che a mio parere necessitano delle due figure materna e paterna, e ciò senza nulla togliere alla validità delle persone omosessuali.
    Ancora un altro esempio. L’aborto non può essere considerato un diritto, al massimo una pratica drammatica per chi la mette in atto e soprattutto per chi la subisce, che in certe condizioni è saggio non sanzionare legalmente.
    Spero di aver chiarito, dal mio punto di vista, la differenza.
    Armando

    Comment by armando — April 18, 2007 @ 10:34 am

RSS feed for comments on this post.

Leave a comment

Line and paragraph breaks automatic, e-mail address never displayed, HTML allowed: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>


Get free blog up and running in minutes with Blogsome
Theme designed by Viewfinder Design