March 26, 2007

Il ritorno del maschio

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 9:52 pm

di A. Ermini

C’è, sembra, un rinnovato interesse per il maschio e per la sua identità. Non solo a livello antropologico o psicanalitico. Gli studiosi, cito per tutti, in Italia, Claudio Risè, hanno intuito l’importanza della questione molto prima che entrasse nella discussione quotidiana, hanno aperto una strada su cui si stanno avventurando in tutto l’Occidente anche non specialisti con pamphlet che riscuotono successi di vendita clamorosi. E’ di pochi giorni fa l’uscita nel nostro paese de
“L’uomo maschio” di Eric Zemmour, di cui ci siamo già occupati in www.maschiselvatici.it nella rubrica “Libri, cinema, musica”. L’ultimissima segnalazione la offre Il Foglio del 24 marzo 2007, che recensisce un libro edito in Inghilterra, ma ora anche in Italia da Mondadori , dal titolo “Il pericoloso libro delle cose da veri uomini”. Naturalmente, e basta il titolo per capire il perché, è stato molto criticato, ma ha venduto oltre un milione (si, proprio un 1.000.000) di copie. Il libro si rivolge ai ragazzi, e spiega loro alcune cose semplici. Un vero uomo deve, cito a caso: saper giocare a poker e a scacchi, conoscere almeno le battaglie più famose, sapere cosa è un circuito elettrico, considerare come non disdicevole sparare a un coniglio con la carabina e poi cucinarlo, conoscere le regole del pugilato, poter far parte, udite udite, di una “società segreta”, portare con se una quantità di oggetti utili a tante cose, in primis aiutare qualche ragazza in difficoltà. Già perché per un vero uomo le ragazze sono importanti, almeno quanto, ci dice il libro, la prossima Coppa dei Campioni vinta ai rigori. Insomma un ritorno alla classicità, mille miglia lontano dalla “correttezza” degli schemi concettuali e degli stili di vita proposti e imposti negli ultimi decenni dalla cultura dominante. Un mondo- è la chiusa del pezzo- meraviglioso dove le femmine leggono Jane Austen mentre i maschi addestrano i cani: solo un libro per ragazzi poteva contenere un’idea tanto sovversiva.
E’ proprio così, ed è questo il punto. Oggi è sovversivo ciò che per millenni è stato scontato, che esistano cioè “cose da maschi” e “cose da femmine”. Roba che il trionfante progressismo sembrava aver spazzato via per sempre, ma che, inopinatamente, torna alla ribalta in barba anche alle “raccomandazioni” del presidente Napolitano.
E c’è da credere che quel milione di copie del libro sia stato acquistato non solo da maschi che finalmente si sentono di nuovo “liberi” di dire cose che dentro di sé sanno da sempre, ma anche da mamme e donne stufe di avere accanto delle copie malriuscite di loro stesse.
In effetti la “rivoluzione” degli ultimi decenni , fatta in nome della libertà e del rifiuto di ogni stereotipo, ha omologato i generi in superficie, lasciando una scia di incertezza e insoddisfazione nel profondo. Le donne non amano il maschio femminilizzato. Qualche volta lo dicono. Sempre lo dimostrano, lasciandolo a piedi. Dal canto loro i maschi hanno paura delle femmine mascolinizzate e scappano, oppure se ne disinteressano, con ottime ragioni.
Entrambi stanno male con se stessi e con l’altro/a e sono convinto che Zemmour, nel libro citato, abbia ragione quando scrive che di fronte ad un ritorno di una maschilità forte le donne opporrebbero meno resistenza di quel che si crede. La storia e la cultura non nascono mai sul nulla o per caso, e con il tempo reclamano i loro diritti

6 Comments »

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  1. Ma come sei all’antica…
    Un po’ d’ironia, dai, che ti ripigli nella condizione normale del nostro tempo ;-) .

    Comment by Paolo — March 27, 2007 @ 5:46 pm

  2. Che ci vuoi fare? Sono così, fuori dal tempo, e dubito di ripigliarmi, anzi non ne ho proprio voglia.
    armando

    Comment by Administrator — March 29, 2007 @ 12:28 pm

  3. Secondo me il ragionamento è fatto bene e in buona fede, ma è errato nelle fondamenta, cioé nel volere per forza stabilire come si è uomini e come si è donne. Non esiste un solo modo di essere uomini, ognuno lo è a modo proprio e ognuno deve avere la possibilità e la libertà di essere pienamente se stesso come si sente di essere e di voler essere.

    Inoltre a me pare che oggi siano le donne ad avere paura degli uomini, più che mai. Gli uomini prvoano solo disprezzo e non paura verso il mondo femminile. E a buone ragioni direi.
    Ma non è una questione di merito è questione di “status”: essere donna oggi dà molte più prerogative rispetto all’essere uomini. Per questo secondo me essere “cavalieri intelligenti” oggi vuol dire essere cavalieri verso gli uomini e non verso le donne, in quanto sono gli uomini oggi a essere sfavoriti. Il cavaliere intelligente aiuta non le donne, già fin troppo favorite, ma gli uomini accusati di molestie e violenze ingiustamente, gli uomini estraniati dai loro figli, gli uomini discirminati e spinti verso il baratro, gli uomini che si riducono in mutande per colpa di mogli ed ex mogli succhiasangue, uomini sfavoriti in tutto e che soffrono. Essere cavalieri verso le donne è come essere dei Robin Hood all’inverso, togliere ai poveri per dare ai ricchi. Il cavaliere intelligenti “storna” il suo istinto di protezione e di dono, ammesso che l’abbia (se non lo ha vuol dire che non appartiene al suo modo di essere ed è giusto rispettare ognuno come è), dagli individui dell’altro sesso verso gli individuo del suo sesso. E ripeto: non è questione di meriti personali, di donne che meritano e donne che non meritano, è questione di status sociale. Una donna può essere la più buona, la più dolce, la più femminile che vi sia, ma comeunque è una privilegiata.
    Salutoni a tutti i maschi selvatici e non selvatici.

    Comment by Giubizza — April 5, 2008 @ 9:54 am

  4. Bravo Giubiza ed ottima analisi Administrator; Paolo guardati in giro in questa “modernità” e come uomo dovresti riflettere, proccuparti assai e non fare ironia su di una situazione ormai deleteria che ha portato allo sfascio il rapporto uomo-donna. Il fatto che prorio noi uomini non stiamo ancora reagendo ad una condizione sociale che ci penalizza oltre modo rispetto al (gentile?) sesso la dice lunga sulla nostra identità perduta. Le discriminazioni giornaliere che ci umiliano, offendono non hanno ancora avuto una decente “risposta” e reazione che ci consenta di combattere ad armi pari con le donne.
    Guardiamo gli ultimi casi di condanne per molestie (guardare in treno una signora in menopausa), le sentenze di separazione/divorzio, i Ministeri delle Pari Opportunità retti sempre da una figura femminile e che tutelano solo le donne, le cosiddette “quote Rosa” occupazionali; il tutto basta ed avanza per definire questa un società che ci discrimina in ogni settore.
    Quanto vogliamo continuare ? Sta solo a noi uomini decidere Paolo. Noi abbiamo fatto leggi ed assunto comportamenti tali da dare spazio infinito alla rivalsa becera femminista che in pochi decenni è diventata una realtà. Quindi Paolo.. poca ironia su una situazione ormai catastrofica per l’ex sesso forte !!!

    Comment by Tex — May 8, 2008 @ 10:22 am

  5. Va da sè che ciascuno deve sentirsi libero di esprimersi nel modo che gli è più congeniale, senza modellarsi su stereotipi. E d’altra parte è sempre stato così. Gli uomini sono stati di volta in volta guerrieri, sapienti, artisti, padri di famiglia, sciupafemmine etc. etc. Non è mai esistito un solo modo di essere maschio, o femmina, e tuttavia sono sempre esistite cose da maschi e cose da femmine, seppure non identiche in tutte le società. Se non si pensa che l’umanità passata abbia sempre fatto solo scemenze, qualcosa vorrà pur dire. Esattamente che, pur nelle grandissime sfumature e variazioni sul tema, maschile e femminile definiscono due diverse percezioni del mondo, due diversi modi di pensare se stessi e gli altri, e di entrarvi in relazione. Due mondi insomma che, in linea di massima, esprimono anche gusti, passioni, interessi diversi. Non migliori o peggiori, diversi. Basta osservare i bambini, anche piccolissimi e quindi non influenzati da un’educazione peraltro sempre più unisex, per rendersene conto. Esistono studi dedicati proprio all’esplorazione di questi aspetti. La pretesa che la diversità di genere sia solo un costrutto culturale è pretesa ideologica, e la forzature in questo senso dei processi educativi si configura, questa si, come una vera violenza fatta agli uni e alle altre. che lascia in ciascuno un senso di disagio.
    La questione della cavalleria maschile: dipende da cosa si intende. Non il rifiuto di vedere la realtà o la perdita di raziocinio. Non una faccenda che si risolva in servilismo. Non la sua teorizzazione come “dovere” maschile e “diritto” femminile. Detto questo, se praticata dagli uomini (e accettata dalle donne) nel suo giusto spirito e senso, non vi è nulla di strano o di sbagliato. Il corteggiamento è sempre stato un giuoco in cui ognuno fa la sua parte. Secondo me è sbagliato anche teorizzare il suo opposto. Ovvio che sono da difendere gli uomini ogni volta, e accade spesso, che sono svantaggiati o vilipesi. E’ un elementare senso di giustizia che lo impone. Ovvio che essere cavalieri con donne che interpretano la gentilezza di un gesto come manifestazione di un loro potere da sfruttare a proprio vantaggio, è sbagliato, ma siamo già sul terreno del servilismo. Questo pericolo c’è sempre stato,anche se ora, cambiati tanti altri elementi nel rapporto fra i sessi, è aumentato moltissimo. Sta a noi, però, saper distinguere e sciegliere, senza cadere nelle due trappole. Quelle tese da donne che, se ne accorgano o meno, ne fanno un’arma contro gli uomini, tanto più pericolosa quanto meno visibile e percepibile, ma anche quella che noi stessi ci tendiamo rifiutandola a priori. A ben vedere, anche questo è un segno di debolezza, di chi, per paura magari anche giustificata dalla realtà delle cose, ingessa e cristalliza un rapporto in una totale rigidità “armata” e aprioristicamente sulla difensiva. Sta a noi capire chi abbiamo di fronte e comportarsi in conseguenza. E’ il solo modo di essere maschi in senso pieno. Le donne vere apprezzeranno, tranquilli,e magari riscopriranno anche parti di sè come che la cultura dominante le ha indotte a rimuovere come sconvenienti o succubi.
    armando

    Comment by Administrator — May 8, 2008 @ 12:23 pm

  6. L’aggressione culturale delle teorie femministe radicali, l’esaltazione dell’omosessualità e la diffusione delle teorie del gender (in anni più recenti) hanno costruito un muro invisibile tra i due generi. L’incomunicabilità tra maschi e femmina, che si riversa anche nell’esercizio della sessualità, è un fenomeno in crescita e dagli imprevedibili risvolti.
    Secondo uno studio di Federico Bianchi, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma, il 35% delle ragazze tra gli 11 e i 16 anni e il 60-65% dei maschi praticano rapporti omosessuali.
    Lasciando impazzare la caccia al maschio si sta rischiando di far impazzire anche il naturale istinto sessuale.
    Uomini svegliatevi !

    Comment by ba — May 8, 2008 @ 10:37 pm

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