Un padre
di Paolo Mombelli
Giulio, padre del mio amico Beppe, è morto improvvisamente qualche giorno fa, al mercato, dove si era recato in bicicletta per acquistare brioches e caramelle per i suoi figli e le sue nipotine. Ho conosciuto Giulio quando ero il catechista dei suoi 3 figli maschi, due anni di differenza l’uno dall’altro. Quel padre, povero muratore, era l’unico papà che partecipava agli incontri che ogni tanto organizzavo per parlare dei loro figli. Oltre a lui poche mamme. Giulio c’era sempre, con le braghe di lana scampanate e demodè anche a maggio, quando cominciava a fare caldo. Sorridente, poche parole concrete, si “mangiava” i suoi cuccioli con sguardi pieni d’amore e compiaciuti della loro bravura. Nove anni fa il primogenito è morto fulminato sul lavoro, la mogliè ha avuto un ictus ed è rimasta pressochè inferma, la nuora era incinta. Due anni dopo il secondogenito (muratore come il padre) è caduto da un tetto che gli si è sfaldato sotto i piedi ed è stato 20 giorni tra la vita e la morte,con una moglie giovane e una figlia di 4 anni. L’ultimo figlio, che viveva con loro, con problemi agli occhi . Giulio accudiva tutti, faceva i mestieri in casa, la spesa, da mangiare. Alla domenica , per tutti, anche per il figlio sposato, le nuore e le nipotine, polenta e coniglio arrosto. Tutti i pomeriggi, con qualsiasi clima, la visita al suo Gio, al cimitero, con i fiori freschi del suo giardino.Giulio è morto. In me e negli uomini che l’hanno conosciuto Giulio vive.















