Chi salverà la scuola?
di Antonello Vanni
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La scuola italiana, risorsa preziosa per il bene dei giovani e della nostra società, ora ha un nuovo nemico. Non basta infatti la tempesta di hashish e marijuana che soffia da tutte le vie fin dentro i bagni e le aule (nonostante i dati preoccupanti dell’ultima Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze e i recenti ammonimenti dell’Onu sul pericolo di questa droga). Non basta neppure l’ondata di microcriminalità di cui sono attori i piccoli bulli, che disturbano i compagni per pochi euro nel cortile o nei pressi delle macchinette per la ricreazione (tanto che le Forze dell’Ordine sono costrette a programmare specifici interventi su questo problema). No, ora la scuola e chi la frequenta ha un nuovo nemico: la famiglia.
Se fino a poco tempo fa la famiglia era considerata “assente” in ambito educativo, ora si sta facendo finalmente “presente”: ma in modo diseducativo. È successo il 3 marzo in una scuola media di Bari, a un dirigente scolastico: era già stato minacciato alcune settimane fa dai genitori di alcuni studenti, ai quali aveva momentaneamente sequestrato il cellulare per consentire un regolare svolgimento delle lezioni, ma quella mattina il preside è stato picchiato e minacciato di morte da alcuni genitori che si sono presentati per contestare i voti conseguiti dai figli durante il primo quadrimestre.
E così l’Italia, secondo la relazione della Commissione europea presentata a fine novembre 2005, si allontana sempre di più dagli standard attesi per Lisbona 2010 in ambito di istruzione e formazione: l’Italia è il paese degli insuccessi scolastici, degli abbandoni, del conseguimento di titoli fantoccio dietro ai quali non vi è una seria e rigorosa preparazione scientifica o umanistica (anche perché, con le minacce di morte cui si incorre, è meglio evitare di dare voti al di sotto del sei).
Non c’è da sorprendersi allora se le cose vanno male, dati gli innumerevoli nemici della scuola, cui si aggiungono ora i calci e i pugni dei genitori a chi fa seriamente il proprio mestiere. Tacciono però coloro che dovrebbero proporre strategie di ampio respiro, capaci di valorizzare un’istituzione decisiva per il nostro futuro. In compenso parlano quelli che ne favoriscono lo sgretolamento definitivo: lo si è visto con il decreto della Turco che ha agevolato l’uso di cannabis presso gli adolescenti (mentre le madri disperate scrivono ai giornali perché il figlio a causa degli spinelli minaccia col coltello la famiglia e spacca tutto in casa). E lo si vedrà tra poco, quando grazie all’intervento del governo Prodi si potrà caricare il telefonino (già difficile da togliere di mano ai ragazzi in classe) spendendo la metà. Tutte concessioni demagogiche, che ricordano quelle dei più scaltri imperatori romani (sì, quelli che hanno devastato una grande civiltà con la politica della carota alla massa). Ma poi i ragazzi chi riesce più a educarli e istruirli? E la scuola chi la aiuta ad affrontare i seri problemi quotidiani, cui urge una risposta immediata prima di ritrovarci, noi figli di Dante, Manzoni, Leonardo e Giotto, agli ultimi posti delle classifiche europee anche nel leggere, scrivere e far di conto?

















Hai purtroppo descritto bene il problema.
Bello anche l’articolo di Marina Corradi sull’Avvenire di ieri.
Comment by Francesco — March 5, 2007 @ 9:55 am