February 5, 2007

Oltre Catania

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 12:53 pm

di Armando Ermini

C’è un gran parlare in queste ore dei fatti di Catania. Molte le analisi, molti i rimedi proposti. Tutto vero, come necessarie le misure drastiche che saranno decise e si spera attuate. Ma non ho ascoltato, se non un vago accenno di Pierluigi Vigna, un’analisi convincente sulle radici del fenomeno ultras. Che a mio parere ha origine in una ricerca spasmodica d’identità e un’energia libidica (in senso lato) da scaricare, che nel calcio, espulso il Sacro e tramontate le ideologie, credono di trovare un pretesto e un mezzo per affermare un’appartenenza. Non c’è, al fondo, una sostanziale differenza concettuale rispetto alle guerre identitarie (basti pensare all’Ira o ai baschi o anche ai fatti di Serbia) che si combattono in altre parti del mondo, anche molto vicino ai nostri confini. Appartenenza e identità sono radicate profondamente nell’inconscio di ogni popolo e di ogni soggetto, e quando sentono di essere messe in pericolo (come accade nella società postmoderna che ha spazzato via in nome della civilization ogni contenuto simbolico forte), trovano un modo di riaffermarsi. Il calcio, per i suoi contenuti simbolici e l’impatto popolare, ben si presta all’uopo. Già venti o venticinque anni orsono, all’epoca delle mie ultime incursioni allo stadio, mi sorprendevo a constatare come la curva degli ultras si disinteressasse della partita, mentre si concentrava significativamente su cori, striscioni, bandiere.
Alla mancanza di senso della propria vita si supplisce con con i “sostitutivi” della società dei consumi, alcol e droga, che però accrescono l’aggressività inespressa fino a sbocchi violenti, il cui bersaglio, non a caso, è chi a quell’aggressività cerca di dare forma e direzione, un maschio in divisa.
Se questo è vero, anche solo in parte, c’è poco da illudersi. Bonificato il calcio quell’esigenza troverà altri terreni su cui manifestarsi, finchè la società nel suo insieme non capirà le radici del fenomeno e non agirà di conseguenza, anche nella direzione di incanalare, educare e gestire a vantaggio di tutti la sovrabbondanza di energia libidica maschile che lasciata a se stessa diventa distruttiva. Le culture tradizionali ne erano consapevoli, ed anzichè demonizzarla o tentare di estirparla, molto saggiamente la valorizzavano e nello stesso tempo la incalanavano (e quindi controllavano) attraverso i riti iniziatici condotti dal gruppo dei maschi adulti. Nello schema dell’individuo astratto e calcolante proprio della modernità illuminista e iperazionale, tutto ciò non è più previsto, sostituito dalle ridicole lezioncine scolastiche sulla “cultura della legalità”. E’ per questo che abbondano le professoresse e mancano i Maestri.

2 Comments »

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  1. Scopro oggi questo sito e il relativo blog, è molto interessante. Rispondo sui fatti del calcio, ma trovo interessante anche l’altro articolo, con la teoria dello “sciame” indifferenziato umano che nei weekend popola i centri commerciali, nelle stesse ore in cui i maschi selvatici - e un numero molto minore, ma per fortuna crescente di femmine - vanno in molti modi in cerca della natura, facendo magari attività che richiedono ben altra disciplina interiore e se è il caso, del gruppo.
    A me pare che il principale sintomo di perdita dei migliori valori maschili, specialmente in Italia, siano la deresponsabilizzazione e l’impunità individuale. I fatti del calcio sono solo l’ultimo esempio: la reazione politicamente unanime è quella di vedere una responsabilità sociale, e invece dei pochi che hanno commesso fatti gravissimi subito si puniscono milioni di incolpevoli, chiudendo gli stadi - lo dice uno a cui il calcio interessa ben poco.
    La nostra è una società del piagnisteo mammistico, spesso ahimè condiviso dagli uomini, in cui appena qualcuno rischia di essere punito subito compare una mamma in lacrime per il suo povero bambino, che in fondo si sa non è cattivo, e poi arriva il perdono cristiano, il condono, l’indulto, la buona condotta ecc..
    Questo è il paese dell’eterna difesa, in tribunale come nel calcio, della protezione materna a tutti i costi - lascio le interpretazioni a chi ha la cultura necessaria, io ho studiato economia. E so che proprio l’incertezza del diritto è un punto debole dell’Italia, anche a livello economico.
    E’ sempre così, un mese fa il calcio, oggi i morti del sabato sera, tutti a piangere che erano bravi ragazzi anche se giravano ubriachi a 200 all’ora. Spesso fanno anche vittime innocenti, ma loro, davvero dobbiamo piangerli?
    Non so se sia parte della visione dei maschi selvatici, ma se questa comprende il saper fronteggiare la responsabilità a livello personale, e non perdendosi nello sciame inseguendo non so che ape regina, allora ci sto.

    Comment by Sergio — March 8, 2007 @ 6:24 pm

  2. Il concetto di responsabilità personale è fondamentale nel bagaglio culturale dei Maschi Selvatici, perchè è legato in modo indissolubile al ruolo ed alla funzione che dovrebbe avere il padre nell’educazione dei figli. E’ il padre che opera il distacco doloroso ma essenziale del figlio dalla fusionalità con la madre, che apre i figli al sociale e che, proponendosi come modello, consente loro di sciegliere (anche in contrapposizione) e quindi di darsi forma. Tutto questo sembra dimenticato, ma la realtà ci dice che nè le madri , pur volonterose ma che presiedono a funzioni diverse e altrettanto necessarie, nè tantomeno lo Stato, sono in grado di sostituirsi alla figura paterna.
    Lentamente sta emergendo la coscenza dei guasti terribili che l’eliminazione (che è stata anche autoeliminazione) del padre ha prodotto.
    PIù di una generazione è stata bruciata, ma conforta vedere che la comunità inizia a produrre spontaneamente qualche anticorpo. A chi ha coscienza del disastro, il compito di fare tutto quello che è nelle sue possibilità e capacità per farli crescere .
    Armando

    Comment by armando — March 16, 2007 @ 10:18 am

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