Il vero soffitto di cristallo
di A. Ermini
Non è quello, ormai, che impedisce alle donne che meritano di accedere agli ambiti posti di potere. E’ un altro, è quello che nasconde una verità sconvolgente e misconosciuta, che solo raramente emerge sulla nostra stampa tutta dedita a pubblicare le cifre (falsificate, e basta guardarsi le statistiche Istat), sulla violenza domestica maschile come prima causa dei decessi femminili.
La verità è che le violenze domestiche coinvolgono entrambi i generi. Panorama dell’8 gennaio pubblica un articolo, “Quando è l’uomo ad essere malmenato”, di Gian Antonio Orighi, da cui questa verità taciuta inizia ad emergere.
Riporto solo i dati secchi:
- Spagna. Secondo l’annuario statistico della polizia, i maschi rappresentano il 22 % dei morti ammazzati all’interno delle mura domestiche e il 44% del totale della violenza fra partner, sposati e non. Eppure la Spagna di Zapatero ha recentemente votato una legge che, a parità di reato, commina ai maschi pene superiori che alle femmine, in nome della lotta “contro la violenza maschile”, che sarebbe stato meglio chiamare per “l’impunità femminile”. Per varare queste leggi antimaschili furono portate cifre iperboliche di 2 milioni di donne maltrattate , ma secondo l’annuario statistico della polizia le denunce presentate ai commissariati sono state solo 49.237.
- Gran Bretagna. Nel 2003 gli uomini uccisi dalle donne britanniche sono stati 48. In quel paese sono in funzione tre ostelli per uomini maltrattati che sono almeno 150.000 all’anno.
- Germania. Un’inchiesta commissionata nel 2004 dal ministero della Famiglia ha scoperto che il 25% dei maschi ha subito violenza fisica all’interno delle mura domestiche, mentre tra il 10 e il 15% è stato sottoposto anche a quella psicologica.
- Canada. Un’inchiesta dell’Istituto nazionale del Quebec del 1999, parlava di 62.700 donne e 39500 uomini maltrattati, sostiene Yvon Dallaire, psicologo canadese.
- USA. Nel 2004 la percentuale di grave violenza fisica tra partner è stata attribuita al 35% ai maschi, ma al 30% alle donne.
- Società islamiche, udite udite!! “Nel regno del più bieco maschilismo”, come in Egitto, sono maltrattati quattro mariti su dieci (ci permettiamo, per onestà, di dire che la cifra sembra francamente esagerata).
- Thailandia. Secondo un rapporto del ministero della Sanità, il 5% delle donne (contro il 6 degli uomini), quando sono ubriache, malmenano il consorte.
E in Italia? Da noi nessuno si preoccupa di monitorare ufficialmente il fenomeno, mentre il ministro Pollastrini vuol sanzionare la “violenza” delle occhiate prolungate (ma non quella di tette e culi all’aria). Anzi, secondo Marisa Guarnirei, presidente della Casa di accoglienza delle donne maltrattate, i casi nostrani sarebbero solo l’1%. Cifra ancora una volta smentita dall’unico tentativo di fotografare la realtà, compiuto nel 2002 dall’associazione Help me, dello psicologo Massimo Cicogna. Uno studio condotto su 2500 coppie in crisi ha dato come risultato che il 30% dei mariti ha ammesso di aver subito violenze come tirate d’orecchie, morsi o schiaffi.
Cifre che smentiscono la favola del genere femminile innocente ed eterna vittima di quello maschile.
Ma esiste un tetto di cristallo ancora più insidioso. E’ quello della vergogna e del silenzio maschili di fronte alle violenze subite. Secondo Sophie Torrent, ricercatrice svizzera ed autrice del libro L’uomo picchiato, i maschi non sono creduti e sono messi alla berlina, non avendo inoltre sostegni da associazioni che si occupino del fenomeno. Secondo lo spagnolo Eloy Rodriguez, addirittura il 92% dei maschi non denuncerebbe i maltrattamenti per paura che venga messa in dubbio la propria mascolinità. Credo che abbia messo il dito nella piaga.
Gli uomini non confessano neanche a se stessi il loro stato, ed è questo, invece, il primo indispensabile passo affinché tutto il problema delle violenze fra generi venga finalmente posto su basi di verità. Il silenzio non è segno di forza né di una ormai malintesa “cavalleria” maschile, ma di debolezza controproducente, perché offre alla donna violenta il senso dell’impunità e la reitera nei suoi comportamenti. Se coloro che hanno fondato l’ultradecennale campagna antimaschile sul presupposto dell’odio degli uomini verso le donne (oggetto e sfogo delle perversioni maschili), avessero un minimo di onestà, dovrebbero sparire di circolazione per molti anni, anziché diffondere manifesti infami come quelli di Brescia di cui ci siamo occupati ultimamente. Ma non lo faranno, si può starne certi.
Finisco, infine, con una domanda. Perché nessuno si è mai preoccupato di monitorare quante donne e bambini vengono ogni anno salvati dagli uomini a rischio della propria vita?
Ai maschi non interessa la passerella. Hanno sempre rischiato per gli altri e di queste cifre non si sentirebbe alcun bisogno se non fosse in atto un’odiosa e razzista campagna diffamatoria nei loro confronti alla quale è doveroso rispondere con la verità (e criminoso tacere).

















Armando, nel tuo bell’articolo sulla violenza femminile contro i maschi, ti prego, lascia stare il “più bieco maschilismo” (che son affari delle donne e dei maschi egiziani!) e soprattutto l’esternazione della tua incredulità sui dati dei quattro mariti su dieci malmenati.! la tua incredulità fa esattamente parte della sindrome maschile che descrivi e dici che è da combattere!. Non ce ne accorgiamo più nemmeno noi di essere parlati dalle categorie del femminismo. A mio avviso se avessimo una cultura maschile meno disastrata verrebbe fuori anche da noi un dato simile e forse peggio: stiamo aprendo le porte di un mondo di violenza sconfinato sul quale da sempre non c’è stato occhio disposto ad aprirsi. Violenza a cui oggi si è affiancata la violenza istituzionale sia in funzione di legittimazione della violenza femminile, sia in quanto operata direttamente dallo Stato e dai suoi organi.
Tenersi forte che il femminismo comincia a dispiegare a pieno in termini di potere quanto ha seminato nell’indifferenza generale maschile in termini culturali.
Cesare
Comment by Cesare — January 13, 2007 @ 8:40 am
Caro Cesare,
il bieco maschilismo e’ usato in tono sarcastico. Non era virgolettato e può aver generato equivoci, ma si rimedia facilmente.
Quanto alle cifre di 4 su 10 mariti malmenati confermo l’incredulità, perchè non sono citate le fonti e soprattutto in base ad un semplice ragionamento. Se 4 mariti su 10 sono malmenati, è da presumere, stando alle medie mondiali, che anche 4 mogli su 10 lo siano. Se a questi 8 coniugi aggiungiamo quelli che non si picchianio vicendevolmente ma picchiano i figli, si arriva dritti dritti alla conclusione che in 9 famiglie su 10 si pratica la violenza. Con ciò dando ragione a chi descrive la famiglia come il criogiolo e la causa della violenza auspicandione la distruzione.
Non credo che la ricerca della verità significhi aver introiettao la sindrome da femminismo, ma solo che i maschi, come direbbe Rino, agiscono nel campo della Noosfera, del vero e del falso, e non delll’utile e del conveniente. Quello lasciamolo al femminismo, che miete successi anche lunghi, ma le cui menzogne sono destinate ad essere smascherate.
armando
Comment by Armando — January 13, 2007 @ 8:49 am
“si arriva dritti dritti alla conclusione che in 9 famiglie su 10 si pratica la violenza.”
non è detto.
potrebbero essere (anzi è più probabile) che i picchiatori siano nella stessa famiglia.
per cui potrebbero rimanere sempre 4 famigle o crescere di poco
guido
Comment by Guido — January 13, 2007 @ 8:52 am
Però, a mio avviso, è corretto lasciarlo dire, se è vero o falso, alle egiziane e agli egiziani. Le tue considerazioni mi sembra abbiano il carattere ipotetico e come valutazione soggettiva e ipotetica. Per esempio, per me quello egiziano è un dato assolutamente credibile secondo questa mia ipotesi: se è vero che le nostre reclame sono anche registrazione della realtà credo che in Italia di uomini che hanno subito l’ aggressività di una donna nella forma specifica di violenza fisica siano grosso modo in linea con i dati egiziani. All’incirca quattro reclame su dieci infatti descrivono una situazione in cui una donna reagisce con violenza fisica o minacciando la violenza fisica. La verità a cui giustamente fai riferimento come criterio maschile, a mio avviso in questo caso ti consente solo di sottolineare la mancanza di fonti certe citate, e può anche essere una svista di chi ha riportato il dato.
Non è solo nella famiglia che c’è aggressività verso l’altro, c’è ovunque ci siano due persone. E , molto spesso, l’aggressività si esprime anche come violenza che assume forme diversissime, verbale, psicologica, affettiva, sessuale, e anche fisica, nei gradi più diversi.
Quanto alla violenza intrafamiliare se non vogliamo farne un feticcio che legittima ogni violenza istituzionale, per esempio i sequestri di figli, le condanne a due anni per sberla alla figlia minorenne che rientra alle quattro di notte, i ricatti di ogni genere, la criminalizzazione di massa, dobbiamo esercitare il faticoso e oggi certamente anche pericoloso esercizio della ragione critica: se lo scapaccione di un padre o di una madre finisce per appartenere alla categoria della violenza, legittimiamo l’esproprio della gestione individuale dell’aggressività e della connessa sua espressione nelle varie forme della violenza e l’attribuzione del monopolio della aggressività e della violenza alle istituzioni.Che di certo non sono esenti dall’esercizio della violenza: l’unica differenza è che ne hanno il monopolio e per di più incontrollato. La aggressività e la violenza assurda, cieca e terribile delle istituzioni non ha certo bisogno di essere documentata.
Se non vogliamo finire nella condizione di bimbi e bimbe in colonia stile anni trenta, dobbiamo esercitare quell’atteggiamento critico di cui dicevo e riconsiderare l’uso dche facciamo del lingaggio corrente su questi temi. Altrimenti ci riempiamo di mamme provvidenti alla Melandri, alla Pollastrini e alla Turco, naturalmente violentissime in tutte le forme.
A questo punto meglio le scene descritte dalle reclame, purchè si rappresentino come legittime anche le sberle maschili e con sottotitolo: siamo adulti e a sberle ci prendiamo quando vogliamo e, già che ci simao aggiungiamo: e quando nostro figlio/a fa una cazzata pericolosa che come padri riteniamo ingiusta e pericolosa per sè si prende una santissima sberla e quando vogliamo diventiamo dei grassoni, e fumiano come turchi e usciamo senza maglietta la sera quando fa freddo.
E lasciami aggiungere una cosa che mi sta a cuore: tanto più strillano contro la violenza tanto più hanno il sangue dei concepiti uccisi che sale alle ginocchia: quello infatti si è stabilito per legge che non nasce dalla violenza.
Cesare
Comment by Cesare — January 13, 2007 @ 8:55 am