Basket
di P. Mombelli
Il giorno dell’Epifania, approfittando del sole, sono andato con i miei figli a giocare a basket in un campo all’aperto, in periferia.
Dopo qualche minuto è arrivato un gigante, con al fianco suo figlio e un pallone in mano.
Era il mio amico Emilio, compagno di classe alle medie, grande passato come giocatore di basket, che non abita al paese ma era venuto a pranzo dall’anziana madre.
Saluti calorosi, presentazione con stretta di mano tra noi e i rispettivi figli (il suo ha 13 anni, i miei 10 e 7), partitona: lui con i miei contro me con il suo.
Bellissimo, un’ora di lotta al tiro e ai rimbalzi, partita che finisce in parità, vince chi segna il prossimo canestro.
Segnamo noi, però concediamo un’altra azione agli avversari che segnano a loro volta. Decidiamo che deve finire in parità.
Strette di mano tra tutti, i bambini sono visibilmente eccitati, ci salutiamo.
In macchina sento la ricchezza forte e leale di un’esperienza densa di maschile.
Il sole ci tramonta in faccia, la notte verrà e noi dormiremo un sonno tranquillo.
















