January 9, 2007

L’uomo del treno

Filed under: Uomini e giornali, Il Selvatico - Administrator @ 6:33 am

di A. Ermini

Wesley Autrey
Si è buttato tra i binari per salvare la vita a uno studente. E’ accaduto alla stazione di Harlem, a New York: protagonista un 50enne di colore, che nel momento in cui si è accorto che il giovane, in preda a convulsioni era precipitato dalla banchina, innanzitutto lo ha rianimato poi, visto che stava arrivando un convoglio si è gettato con il proprio corpo sul giovane lasciando che il treno passasse sulle loro teste.

Il cinquantenne protagonista dell’episodio che riportiamo non si considera un eroe, nè un angelo. Ed infatti non lo è, almeno per come angeli ed eroi sono vissuti nell’immaginario collettivo, supermen inarrivabili o uomini tutti dediti al bene. E non è, secondo me, neanche un “buon cittadino che conosce i propri doveri civici”, perchè nessun dovere civico può imporre a chicchessia di rischiare la vita per qualcun altro. Lo impone invece l’etica maschile, quella che ogni maschio sente (o almeno sentiva fino all’era del calcolo universale di derivazione femminil/materna) dentro di sè, come suo sentire maschile slegato dalle leggi umane e da manieristi “spiriti civici”. Solo in questo senso è eroe, simbolo di ciò che vive dentro tanti maschi, anche fra quelli emarginati, anche fra quelli che delinquono. Ed infatti anche Wesley Autrey, in un certo senso fu un “delinquente”. Aveva infatti combattuto in Vietnam. Era uno di quelli di cui ci si vergognò a lungo, sputacchiati per le strade, abbandonati a se stessi dai governi e dal popolo, dopo quella esperienza traumatica che ha spezzato per sempre la psiche di molti ex combattenti. Non è in discussione se quella fu guerra per la libertà o imperialista, ma solo la tremenda ingiustizia con cui furono accolti al ritorno in patria. Uomini che dapprima furono istruiti ad uccidere e che poi furono gettati nella spazzatura, come ormai si fa comunemente coi maschi anche in altri campi della vita. Onore dunque a quel nigger che un tempo sparò e ora, con lo stesso spirito, ha salvato una vita umana. E dopo, anche questo è da sottolineare, si è per prima cosa premurato di rassicurare le sue due bimbe. Già, perchè il buon padre di famiglia non è quello che cambia i pannolini, come vuole la vulgata di moda, nè quello che si ritrae perchè : “Mi capisca, tengo famiglia”, ma quello che offre esempi e rischia.

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