January 27, 2007

Privilegi

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 6:15 pm

di A. Ermini

La proposta di Emma Bonino per parificare a 65 anni l’età pensionabile di donne e uomini fa discutere. Molte opinioniste, giornaliste e politiche, sostengono per contrastarla che l’età pensionabile più bassa sarebbe , a detta loro, l’unico privilegio femminile nel lavoro, contro tutta una serie di svantaggi che non mancano di enumerare e sottolineare. Nel lungo elenco di discrimazioni antifemminili (e quindi di privilegi maschili) però, ne dimenticano sempre una. Quella delle morti e delle gravi infermità per gli infortuni sul lavoro. Non ci si può ricordare sempre di tutto.

January 17, 2007

La ricerca della felicità

Filed under: Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 11:24 am

LA RICERCA DELLA FELICITA’
di Gabriele Muccino
Usa 2006
con Will Smith, Jaden Smith, Thandie Newton

recensione di A. Ermini

Chris Gardner (Will Smith) è un piazzista di apparecchi elettromedicali in grave difficoltà economica. Abbandonato dalla moglie, sfrattato da casa, si trova a lottare con tutte le sue risorse per uscire dalla precarietà e dare un futuro a se stesso e soprattutto al figlioletto (Jaden, suo figlio anche nella realtà), che ha voluto tenere a tutti i costi quando la moglie se ne è andata. Alla fine ci riuscirà, emergendo da una folla di emarginati e reietti come anch’egli era divenuto. E’ la storia di un uomo che non si perde d’animo, che continua ad essere padre tenero e forte anche nelle difficoltà, e che proprio dalla presenza del bimbo, e dalle responsabilità che volontariamente si è assunto nei suoi confronti, trae la tenacia e la speranza necessarie per non lasciarsi andare. Il sogno americano dell’individuo che lotta contro tutto e tutti pur di realizzare il proprio progetto personale, e nel quale molti commentatori hanno individuato il contenuto principale del film, ne è piuttosto lo sfondo e il pretesto narrativo. E poco conta il tipo di governo, tanto quel sogno è radicato nell’immaginario collettivo statunitense, nel bene e nel male. Troppo bene lo sa chi, per criticare il film, non ha trovato di meglio che tacciarlo di reganismo, argomento tanto screditante per una parte consistente dell’opinione pubblica, quanto inconsistente nel caso specifico (Aspesi su La Repubblica, Silvestri su Il Manifesto, Crespi su L’Unità).
Da dove nasce allora quel fastidio che affiora senza mai essere esplicitato a fondo, ad esempio negli accenni ad un supposto “maschilismo” od al “sogno patriarcale” che sarebbero presenti nel film?
Dal fatto che prende le mosse e acquista senso dal rovesciamento di alcuni cliché cari alla cultura dominante.
- che il maschio che cerca il successo personale, anche economico, sia necessariamente arido nei sentimenti.
- che sono sempre i padri, incapaci di vero affetto, ad abbandonare i figli.
- che l’amore femminile sia puro e disinteressato per definizione.

Il fatto è che “La ricerca della felicità” racconta una storia vera, e di fronte alla realtà è difficile sostenere verità ideologiche contrarie.
Ma anche se fosse un racconto di fantasia, troppi uomini sanno che pur volendo con tutte le loro forze vivere coi propri figli, ne sono in realtà allontanati brutalmente; e troppi maschi constatano con amarezza quanto sia facile essere abbandonati da mogli, compagne, fidanzate, non appena vengono meno le “fortune” economiche in nome dell’amor contabile, come lo definisce con felice espressione Rino Della Vecchia in “Questa metà della terra”.
Non si può raccontare loro che non è così, e poiché è davvero difficile che queste verità siano rappresentato sugli schermi cinematografici, ecco il malcelato fastidio, ecco il tentativo dissimulato di screditare il film parlando d’altro, deviando l’attenzione.
Buon segno che invece raccolga tanto consenso di pubblico. Significa che la voglia di padre è viva, nonostante tutto. E chissà che anche questo bel film non contribuisca a far capire ai governanti e all’opinione pubblica che il padre è indispensabile, e che quindi la società intera si deve far carico in positivo del problema, se non altro bloccando tutte quelle politiche che lo discriminano.

January 15, 2007

Il coraggio di Gabriele

Filed under: Uomini e giornali - Administrator @ 4:27 pm

di C. Brivio

I coniugi RomanoSu La repubblica di oggi 12 gennaio, Gabriele Romagnoli, nell’articolo dal titolo: Il nemico in condominio”, in prima pagina e a seguire in terza, scrive fra l’altro:
“I coniugi Romano,(…), ci costringono a ripensare affermazioni scontate. La prima è che l’uomo sia un animale socievole. (…). La seconda certezza che ci conviene smantellare è che la violenza venga da lontano, da un meandro oscuro o un ambiente deviante.(…). (…) Inoltre bisogna fare piazza pulita della terza convinzione: che la violenza sia, se non esclusivamente, almeno in prevalenza appannaggio maschile. Gli inquirenti cercavano l’uomo (o gli uomini). Perfino il sopravvissuto, nella sua affaticata testimonianza, descriveva soltanto l’uomo, quasi avesse rimosso l’Angela sterminatrice come un’allucinazione. Eppure lei è quella che (ecc., ecc.)”.
Dunque oltre a un ripensamento sulla naturale socievolezza umana e sulla violenza che è estranea alla normalità quotidiana, Romagnoli invita a ripensare anche l’attribuzione della violenza esclusivamente alla natura maschile. I fatti di Erba dimostrano che la violenza è prerogativa di entrambe i generi. Ma questa evidenza non era consapevolezza presente in ogni cultura, in ogni tempo, laica o religiosa che fosse? e alla portata di chiunque guardi alla realtà con gli occhi aperti? Come è possibile dunque che diventino “scontate” affermazioni che chiunque esperimenta quotidianamente essere false (vedi La colonna infame in www.maschiselvatici.it/menu/atti.htm)? E perché solo Gabriele Romagnoli trae dagli eventi di Erba questa conclusione antica come l’Umanità? Forse il problema più che di acutezza nel capire è di coraggio nel dire.

January 13, 2007

Il vero soffitto di cristallo

Filed under: La condizione maschile, Uomini e giornali, La Grande Madre terribile - Administrator @ 8:34 am

di A. Ermini

Non è quello, ormai, che impedisce alle donne che meritano di accedere agli ambiti posti di potere. E’ un altro, è quello che nasconde una verità sconvolgente e misconosciuta, che solo raramente emerge sulla nostra stampa tutta dedita a pubblicare le cifre (falsificate, e basta guardarsi le statistiche Istat), sulla violenza domestica maschile come prima causa dei decessi femminili.
La verità è che le violenze domestiche coinvolgono entrambi i generi. Panorama dell’8 gennaio pubblica un articolo, “Quando è l’uomo ad essere malmenato”, di Gian Antonio Orighi, da cui questa verità taciuta inizia ad emergere.
Riporto solo i dati secchi:

- Spagna. Secondo l’annuario statistico della polizia, i maschi rappresentano il 22 % dei morti ammazzati all’interno delle mura domestiche e il 44% del totale della violenza fra partner, sposati e non. Eppure la Spagna di Zapatero ha recentemente votato una legge che, a parità di reato, commina ai maschi pene superiori che alle femmine, in nome della lotta “contro la violenza maschile”, che sarebbe stato meglio chiamare per “l’impunità femminile”. Per varare queste leggi antimaschili furono portate cifre iperboliche di 2 milioni di donne maltrattate , ma secondo l’annuario statistico della polizia le denunce presentate ai commissariati sono state solo 49.237. (more…)

January 12, 2007

Il padre a teatro

Filed under: Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 1:22 pm

Umberto OrsiniIL PADRE
di August Strindberg
regia di Massimo Castri
con Umberto Orsini e Manuela Mandracchia

Teatro Grassi - Milano, fino al 28 gennaio.

recensione di A. Ermini

Massimo scrittore e drammaturgo scandinavo insieme a Ibsen, Strindberg muore nel 1912, mentre Freud elabora le basi teoriche della psicanalisi e il mondo corre verso la guerra, la prima grande carneficina del XX secolo che falcidia un numero immenso di uomini.

Anche Il padre, come ogni opera, offre più di un piano di lettura: l’impossibilità di rapporti sani all’interno della famiglia borghese, il potere manipolatorio e la “falsa coscienza” femminili che hanno fatto gridare alla misoginia dell’autore, la fascinazione che esercita nell’uomo adulto la regressione allo stato infantile (di beatitudine ma anche di dipendenza), la difficoltà di rapportarsi con un mondo femminile che si pensa autosufficiente. C’è tutto questo nel dramma di Strindberg, che racconta il devastante percorso di un uomo verso la follia e la resa, indotti dal dubbio devastante, instillatogli dalla moglie, di non essere il vero padre della figlia, la cui educazione è pretesto per la sorda lotta di potere fra i coniugi. Vi ho però letto qualcosa di ancora più vasto. La capacità di anticipare con grande lucidità ciò che agli occhi dei più è apparso evidente solo alla fine del secolo: una società che tollera il padre solo in quanto utile, e che altrimenti lo elimina.

All’epoca la famiglia borghese sembrava ancora solida e strutturata intorno all’egemonia del marito/padre non diversamente dalla famiglia patriarcale pre-industriale, ma di questa aveva conservato solo la forma. Il padre ne era il capo non più in quanto rappresentante terreno dell’ordine simbolico divino, ma solo perchè detentore del potere economico, e già molte delle sue antiche funzioni e prerogative, come l’educazione dei figli, stavano passando sotto il potere materno. (more…)

January 11, 2007

Basket

Filed under: Il Selvatico - Administrator @ 8:23 am

di P. Mombelli

Dino MeneghinIl giorno dell’Epifania, approfittando del sole, sono andato con i miei figli a giocare a basket in un campo all’aperto, in periferia.
Dopo qualche minuto è arrivato un gigante, con al fianco suo figlio e un pallone in mano.
Era il mio amico Emilio, compagno di classe alle medie, grande passato come giocatore di basket, che non abita al paese ma era venuto a pranzo dall’anziana madre.
Saluti calorosi, presentazione con stretta di mano tra noi e i rispettivi figli (il suo ha 13 anni, i miei 10 e 7), partitona: lui con i miei contro me con il suo.
Bellissimo, un’ora di lotta al tiro e ai rimbalzi, partita che finisce in parità, vince chi segna il prossimo canestro.
Segnamo noi, però concediamo un’altra azione agli avversari che segnano a loro volta. Decidiamo che deve finire in parità.
Strette di mano tra tutti, i bambini sono visibilmente eccitati, ci salutiamo.
In macchina sento la ricchezza forte e leale di un’esperienza densa di maschile.
Il sole ci tramonta in faccia, la notte verrà e noi dormiremo un sonno tranquillo.

January 10, 2007

Un altro dono maschile. Questa volta in divisa

Filed under: Uomini e giornali, Il Selvatico - Administrator @ 11:16 am

di A. Ermini

Giovanni L'AltrelliIeri pomeriggio erano finiti in mare con la loro automobile a Rodi Garganico
Foggia, Carabiniere salva due donne ed un bambino da annegamento
Il militare stava transitando in auto insieme ai genitori quando ha visto l’incidente e si è gettato prontamente in acqua
Foggia, 4 gen. (Adnkronos) - Un carabiniere di San Severo, in provincia di Foggia, Giovanni L’Altrelli, libero dal servizio, ha salvato due giovani donne e un bambino che ieri pomeriggio, a causa di una sbandata, erano finiti in mare con la loro automobile a Rodi Garganico.

L’Altrelli non si e’ perso d’animo e si e’ gettato prontamente in acqua. Il violento impatto fortunatamente aveva aperto il lunotto posteriore dell’automobile e il carabiniere ne ha approfittato, infilandosi all’interno dell’abitacolo che stava affondando lentamente e che per di piu’ veniva trascinato dalla corrente.
Ha afferrato subito il bimbo e lo ha portato a riva, affidandolo ai suoi genitori e poi si e’ rigettato in acqua per prendere le due donne che nel frattempo stavano tentando di uscire seguendo la via del lunotto posteriore. Le onde fortissime pero’ stavano spingendo l’auto contro le rocce. L’Altrelli ha aiutato le due donne a uscire e a raggiungere la riva. Poi, nonostante il freddo intenso, ha perfino accompagnato con l’auto i feriti in ospedale dove per fortuna sono state riscontrate solo alcune contusioni. Nel frattempo sono giunti i colleghi della Stazione di Rodi Garganico che, con la collaborazione dei Vigili Urbani, hanno recuperato la Ford Puma.

January 9, 2007

L’uomo del treno

Filed under: Uomini e giornali, Il Selvatico - Administrator @ 6:33 am

di A. Ermini

Wesley Autrey
Si è buttato tra i binari per salvare la vita a uno studente. E’ accaduto alla stazione di Harlem, a New York: protagonista un 50enne di colore, che nel momento in cui si è accorto che il giovane, in preda a convulsioni era precipitato dalla banchina, innanzitutto lo ha rianimato poi, visto che stava arrivando un convoglio si è gettato con il proprio corpo sul giovane lasciando che il treno passasse sulle loro teste.

Il cinquantenne protagonista dell’episodio che riportiamo non si considera un eroe, nè un angelo. Ed infatti non lo è, almeno per come angeli ed eroi sono vissuti nell’immaginario collettivo, supermen inarrivabili o uomini tutti dediti al bene. E non è, secondo me, neanche un “buon cittadino che conosce i propri doveri civici”, perchè nessun dovere civico può imporre a chicchessia di rischiare la vita per qualcun altro. Lo impone invece l’etica maschile, quella che ogni maschio sente (o almeno sentiva fino all’era del calcolo universale di derivazione femminil/materna) dentro di sè, come suo sentire maschile slegato dalle leggi umane e da manieristi “spiriti civici”. Solo in questo senso è eroe, simbolo di ciò che vive dentro tanti maschi, anche fra quelli emarginati, anche fra quelli che delinquono. Ed infatti anche Wesley Autrey, in un certo senso fu un “delinquente”. Aveva infatti combattuto in Vietnam. Era uno di quelli di cui ci si vergognò a lungo, sputacchiati per le strade, abbandonati a se stessi dai governi e dal popolo, dopo quella esperienza traumatica che ha spezzato per sempre la psiche di molti ex combattenti. Non è in discussione se quella fu guerra per la libertà o imperialista, ma solo la tremenda ingiustizia con cui furono accolti al ritorno in patria. Uomini che dapprima furono istruiti ad uccidere e che poi furono gettati nella spazzatura, come ormai si fa comunemente coi maschi anche in altri campi della vita. Onore dunque a quel nigger che un tempo sparò e ora, con lo stesso spirito, ha salvato una vita umana. E dopo, anche questo è da sottolineare, si è per prima cosa premurato di rassicurare le sue due bimbe. Già, perchè il buon padre di famiglia non è quello che cambia i pannolini, come vuole la vulgata di moda, nè quello che si ritrae perchè : “Mi capisca, tengo famiglia”, ma quello che offre esempi e rischia.

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