ANCHE LO TSUNAMI E’ MASCHILISTA
di A. Ermini
Sul quotidiano Il Bologna del 27 dicembre, Cristina Ledi, a pag. 15, firma un articolo sull’evento che due anni orsono sconvolse il mondo.
Si sottolinea, riporto esattamente, che “In totale lo tsunami ha fatto 229.361 morti, 169mila sono i morti e i dispersi in Indonesia, 2672 i turisti morti. Tre a uno è il rapporto delle donne e dei bambini morti rispetto agli uomini.”
La presunta parzialità dello tsunami è evidenziata anche dal sottotitolo: “Le vittime sono donne e bambini.”
La realtà è molto semplice, invece. Poichè i bambini sono circa la metà di quelle popolazioni, gli uomini un quarto ed altrettanto le donne, la distribuzione dei morti nel rapporto di tre a uno corrisponde esattamente alla composizione demografica.
Perchè allora si costruisce l’articolo in quel modo? Prescindendo dalla stupidità, che pure abbonda nel mondo della carta stampata, c’è una sola spiegazione.
Viviamo ormai in un clima così velenoso e rancoroso contro il genere maschile, che qualsiasi evento è risportato in modo tale da far apparire gli uomini privilegiati e le donne svantaggiate. Un vero e proprio riflesso condizionato, in forza del quale il modo con cui si danno le notizie risponde unicamente al dover dimostrare il privilegio maschile, anche a costo di distorcere verità in sè banali.
E non credo che la giornalista (chiamiamola così per convenzione) l’abbia fatto ad arte. E’ probabile che, condizionata dall’ideologia antimaschio, non si sia neanche accorta di stare scrivendo una cretineria. Il che è un’aggravante, perchè dimostra quanto sia penetrato in profondità il pregiudizio, che ha anche un altro aspetto. La vita degli uomini non conta nulla. Le vittime sono donne e bambini, recita il sottotitolo, come se i morti maschi, pur sempre un quarto, non esistessero neppure.
Un pezzo, nel complesso, di perfetta disinformazione che le scuole di giornalismo dovrebbero far analizzare agli allievi come esempio negativo. Non accadrà, stiamocene certi.
















