Un vicolo a Chiavenna
di F.Gringeri
Il vicolo, mi sembra, si addica proprio all’uomo selvatico.
Alla platealità del viale preferisce la segretezza del vicolo.
Sceglie la “via stretta”, magari con un acciottolato un po’ sconnesso, alla “via facile” del viale asfaltato a rapido scorrimento.
Ricerca un luogo “solingo” che richiede un passo tranquillo e rifugge la fretta e l’affollamento caotico.
Certo, il selvatico ama la luce, più che l’oscurità.
Ma alla piattezza di un viale soleggiato, credo prediliga proprio il vicolo dove l’alternarsi di luci e ombre dona profondità alla vista e al cuore.

















mi spiace deludervi ma di uomini selvatici in quel vicolo non ne esistono più!di donne sì,ce ne sono state tante! Potrei aggiungere, per quel che mi riguarda,orgogliosamente”selvadeghe”!!!ps mia nonna no,la occultava quella targa,se ne vergognava,altri tempi,era una donna dell’800! Forse le streghe erano ancora un ricordo troppo recente e ne vedeva forse qualche similitudine.Io invece ne vado fiera,nulla mi rappresenta meglio!
Comment by Ela — January 31, 2007 @ 3:51 pm