VIETATO DIRE PADRE E IL CRISTO
Di Cesare Brivio
Libero del 4 ottobre pubblica questo articolo a firma Silvia Guidi, di cui riporto l’inizio:
Londra. Non pronunciare il nome di Dio invano, ma soprattutto non chiamarlo “Signore” o nemmeno “Lui”: è questo l’ultimo avvertimento della chiesa d’Inghilterra preoccupata del fatto che attribuire il genere maschile a Dio incoraggi il maschilismo e gli abusi contro le donne. In una serie di nuove linee guida distribuite a vescovi e pastori, gli ecclesiastici affermano che “un uso acritico dell’immaginario maschile” è uno dei fattori che contribuiscono alla violenza domestica nei confronti delle donne….infatti nel documento si afferma: “”se Dio è maschio, il maschio è Dio”", ecc., ecc., ecc..
Commento
Gli evangelici inglesi, si scandalizzano della terminologia maschile con cui si identifica e si prega il Dio cristiano. Tanto più vietato, ne consegue, il termine maschile Padre, e quindi la sua citazione nel “Padre nostro”. Preghiera insegnata da Cristo, ma ahimè, preghiera che, secondo gli evangelici della chiesa d’Inghilterra, è causa, seppure indiretta, della violenza domestica contro le donne. Sulla loro strada, come si è ripetutamente constatato, si stanno avviando altri credenti cristiani, cattolici e non. Ma anche la maschilità di Cristo evidenzia il medesimo problema e conseguentemente l’identica impossibilità a professarLo come la persona di sesso maschile di cui i vangeli ci danno testimonianza. E, fra le tante prese di posizione in tal senso, una statua con immagine androgina di Cristo che campeggia a destra dell’altare della basilica di S. Francesco ad Assisi, indica in maniera inequivoca quanta strada si è già percorsa in questa direzione. Dove ci porterà, se dovesse affermarsi, questa radicale mutazione genetica della nostra fede professata in una tradizione che dura da duemila anni? Questa sostanziale smentita della rivelazione di Cristo circa l’identità di Dio come Padre? e della irrilevanza e del rifiuto ad accogliere l’identità storica maschile di Cristo?
Il prof. Pietro De Marco, professore di sociologia della religione all’Università di Firenze, al proposito, in un articolo (”Uomo e donna li creò” in www.espressonline del 2 agosto 2004) riportato anche sul sito di Claudio Risè (http://www.claudio-rise.it/padre/dio_padre.htm) faceva la seguente considerazione: “Non possiamo ammettere che uomini e donne “sull’orlo di una crisi di nervi” si ingegnino ciecamente a rompere (posto che sia possibile) questo stupendo equilibrio (e sapere) (del differenziale simbolico maschile, femminile presente nella fede cristiana e cattolica ndr) come fosse un giocattolo su cui di volta in volta sfogare nevrosi o esercitare curiositas. Solo il Folle sega il ramo su cui è seduto”.
















