Per Famiglia Cristiana il Padre non ha volto
di A. Ermini
Sul n. 36 di Famiglia Cristiana un lettore lamenta che, mentre nelle chiese antiche c’è sempre un riferimento a Dio Padre, rappresentato di solito da un vecchio con la barba bianca, in quelle moderne manca del tutto questa raffigurazione, mentre abbondano quelle di Gesù e della Madonna. Non sarebbe opportuno, chiede il lettore, che fosse esaltata la paternità di Dio nei confronti dell’uomo?
La risposta del settimanale ha un titolo, Le “caricature ingenue” che raffigurano Dio, che è già un programma. Vi si legge:
Non solo ogni festa liturgica, ma anche ogni preghiera ha Dio Padre come fonte e come culmine. Perchè Dio non è una parte, ma il tutto. La difficoltà a rappresentarlo come figura dipende proprio dalla inadeguatezza delle immagini alle quali Lei fa riferimento. Con tutto il rispetto per la buona volontà degli artisti, le sentiamo come insufficienti, quando non addirittura non rafforzano caricatute ingenue di Dio. Ci sono religioni che vietano ogni rappresentazione del divino, proprio per difenderne la trascendenza. Il cristianesimo è più tollerante da questo punto di vista. Tuttavia dobbiamo vigilare per non cadere in semplificazioni fuorvianti.
Dio Padre raffigurato come un padre sarebbe dunque una caricatura ingenua e insufficiente, e i più grandi geni dell’arte cristiana, da Masaccio a Michelangelo, nulla più che ingenui volonterosi. Meglio nulla, risponde tra le righe il settimanale, oppure aggiungo io per logica conseguenza, una figura androgina come la Crista di Assisi. Ma allora che senso ha parlare ancora di Dio Padre? Non sarebbe più conseguente lasciar perdere la paternità di Dio e considerare il Dio dei cristiani come l’Allah dei musulmani? Secondo FC ciò sarebbe più rigoroso e rispettoso della trascendenza divina? Eppure Allah e lo stesso Jahvè mancano del lato misericordioso e compassionevole che proprio la paternità conferisce al Dio dei cristiani.
Da notare inoltre che in conseguenza della risposta di FC., sarebbe proprio il padre, e solo il padre, a rimanere senza un volto o una raffigurazione precisa, concreta, carnale, con ciò sbiadendo nella mente e nell’immaginazione collettiva, fino a perdersi, lo stesso ordine simbolico su cui il cristianesimo si fonda.
Il simbolo, Jung insegna, non è afferrabile con le parole o con i ragionamenti, ma si solo con immagini. Eliminale e sparisce.
Ed ancora, se il Padre non è anche padre, viene a sbiadire anche un’altra cosa fondamentale, mi sembra, ossia la questione delle origini di ciascuno di noi. Se Cristo non è figlio della madre e del Padre, ma della madre e di una entità astratta, di un tutto non raffigurabile, neanche simbolicamente sessuata, perchè meravigliarsi e dolersi se il padre terreno, concreto, perde d’importanza fino a diventare anch’esso un principio astratto che si può trovare sia in una provetta di sperma, sia in una istituzione statale, magari ben diretta da una donna?
















