Diritto di sangue
di A. Ermini
La notizia l’ha data il tg1 delle 13,30 del 6 settembre. Una madre, condannata in primo grado a due mesi di reclusione per aver reso dichiarazioni false atte a sviare le indagini nei confronti del figlio accusato di ricettazione, è stata assolta in secondo grado con la motivazione che una madre ha il diritto di mentire se è in gioco la libertà della prole.
Il valore simbolico dell’assoluzione va ben oltre l’entità del fatto, in sè trascurabile. Viene intaccato il principio fondamentale su cui si regge il diritto paterno, quello dell’oggettività della norma e del suo essere “erga omnes”, per regredire a una forma di “diritto del sangue” di derivazione matriarcale, il cui superamento fu condizione di sviluppo culturale e psichico dell’umanità. Al TG1 è stata intervistata la scrittrice Dacia Maraini che si è pronunciata genericamente contro il “familismo” della società italiana, di cui quella sentenza sarebbe frutto. Alla Maraini, intellettuale femminista, sfugge però il dato fondamentale che il familismo di cui parla discende direttamente dal matriarcato psichico, al di là di chi eserciti il potere sul piano sociologico. Esattamente come accade nella mafia, non per caso divisa in così dette “famiglie”, in cui tutto, dalla ritualità del giuramento, dai rapporti fra i singoli e fra gli stessi clan fino all’attribuzione sintomatica al capo del titolo di “mammasantissima”, è fondato sulla concezione matriarcale del diritto di sangue.
Tutt’altra cosa è il concetto patriarcale di famiglia, che ha come fondamento l’assunzione di responsabilità del “pater familias” verso la comunità in cui la stessa famiglia si trova a vivere, ed il riconoscimento di un diritto la cui fonte non sta all’interno del legame di sangue, ma gli è esterna e superiore, e come tale si applica tendenzialmente verso tutti. La sentenza in questione risente pesantemente del fenomeno, regressivo e pericoloso, che Erich Neumann definì di ricollettivizzazione delle masse e di femminilizzazione della coscenza, i cui esiti nefasti già si sono visti nel secolo passato e che proseguono in quello presente.

















Sono d’accordo e verifico quotidianemente quello che hai scritto qui in Québec, dove le donne stanno occupando tutto l’occupabile. Il guaio é che non ne viene nulla di buono anche per le donne che si ritrovano con mariti e figli immaturi e irresponsabili.
Comment by Lontana — September 12, 2006 @ 4:51 am