September 30, 2006

IMPRESSIONI DI SETTEMBRE

Filed under: Il Selvatico - Administrator @ 2:36 pm

di Paolo Mombelli
Pedalo forte tra gli ultimi campi di mais di questa terra bassa e piatta, avviso ai naviganti. Respiro sulla pelle la bruma greve di queste terre piatte e basse,vorrei togliermi la maglia, ma conosco l’insidia di questi umori travisati da un sole che è incerto e indugia tra estate e autunno. Il pensiero insiste sull’articolo di giornale che ho letto stamattina. Domenica pomeriggio i frati dell’ordine dei Carmelitani Scalzi benediranno i bambini che hanno appena iniziato il nuovo anno scolastico. Al santuario Mariano di Adro, in Franciacorta. L’articolo riporta una minifiaba,un racconto breve di saggezza maschile e paterna, raccontato dai frati.
Un bambino cerca di spostare un grosso vaso di terra e fiori, ce la mette tutta, sbuffa, suda, ma non ce la fa. Il padre, accanto a lui, osserva la fatica del figlio. Quando il bambino scoraggiato alza gli occhi verso di lui, il padre gli chiede:”Hai usato tutte le tue forze per spostare quel vaso?”.”Certo, risponde il bambino”. “Sei sicuro che le hai usate proprio tutte?” Il bambino tace, lo osserva, aspetta. “Sì,le ho usate tutte”. Il padre gli si avvicina, si abbassa davanti a lui, gli passa la mano tra i capelli: “Allora, se le hai usate proprio tutte, perchè non mi hai chiesto di aiutarti?”

September 9, 2006

Diritto di sangue

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 10:19 am

di A. Ermini
La notizia l’ha data il tg1 delle 13,30 del 6 settembre. Una madre, condannata in primo grado a due mesi di reclusione per aver reso dichiarazioni false atte a sviare le indagini nei confronti del figlio accusato di ricettazione, è stata assolta in secondo grado con la motivazione che una madre ha il diritto di mentire se è in gioco la libertà della prole.
Il valore simbolico dell’assoluzione va ben oltre l’entità del fatto, in sè trascurabile. Viene intaccato il principio fondamentale su cui si regge il diritto paterno, quello dell’oggettività della norma e del suo essere “erga omnes”, per regredire a una forma di “diritto del sangue” di derivazione matriarcale, il cui superamento fu condizione di sviluppo culturale e psichico dell’umanità. Al TG1 è stata intervistata la scrittrice Dacia Maraini che si è pronunciata genericamente contro il “familismo” della società italiana, di cui quella sentenza sarebbe frutto. Alla Maraini, intellettuale femminista, sfugge però il dato fondamentale che il familismo di cui parla discende direttamente dal matriarcato psichico, al di là di chi eserciti il potere sul piano sociologico. Esattamente come accade nella mafia, non per caso divisa in così dette “famiglie”, in cui tutto, dalla ritualità del giuramento, dai rapporti fra i singoli e fra gli stessi clan fino all’attribuzione sintomatica al capo del titolo di “mammasantissima”, è fondato sulla concezione matriarcale del diritto di sangue.
Tutt’altra cosa è il concetto patriarcale di famiglia, che ha come fondamento l’assunzione di responsabilità del “pater familias” verso la comunità in cui la stessa famiglia si trova a vivere, ed il riconoscimento di un diritto la cui fonte non sta all’interno del legame di sangue, ma gli è esterna e superiore, e come tale si applica tendenzialmente verso tutti. La sentenza in questione risente pesantemente del fenomeno, regressivo e pericoloso, che Erich Neumann definì di ricollettivizzazione delle masse e di femminilizzazione della coscenza, i cui esiti nefasti già si sono visti nel secolo passato e che proseguono in quello presente.

Per Famiglia Cristiana il Padre non ha volto

Filed under: Uncategorized - Administrator @ 10:16 am

di A. Ermini

Sul n. 36 di Famiglia Cristiana un lettore lamenta che, mentre nelle chiese antiche c’è sempre un riferimento a Dio Padre, rappresentato di solito da un vecchio con la barba bianca, in quelle moderne manca del tutto questa raffigurazione, mentre abbondano quelle di Gesù e della Madonna. Non sarebbe opportuno, chiede il lettore, che fosse esaltata la paternità di Dio nei confronti dell’uomo?
La risposta del settimanale ha un titolo, Le “caricature ingenue” che raffigurano Dio, che è già un programma. Vi si legge:
Non solo ogni festa liturgica, ma anche ogni preghiera ha Dio Padre come fonte e come culmine. Perchè Dio non è una parte, ma il tutto. La difficoltà a rappresentarlo come figura dipende proprio dalla inadeguatezza delle immagini alle quali Lei fa riferimento. Con tutto il rispetto per la buona volontà degli artisti, le sentiamo come insufficienti, quando non addirittura non rafforzano caricatute ingenue di Dio. Ci sono religioni che vietano ogni rappresentazione del divino, proprio per difenderne la trascendenza. Il cristianesimo è più tollerante da questo punto di vista. Tuttavia dobbiamo vigilare per non cadere in semplificazioni fuorvianti.

Dio Padre raffigurato come un padre sarebbe dunque una caricatura ingenua e insufficiente, e i più grandi geni dell’arte cristiana, da Masaccio a Michelangelo, nulla più che ingenui volonterosi. Meglio nulla, risponde tra le righe il settimanale, oppure aggiungo io per logica conseguenza, una figura androgina come la Crista di Assisi. Ma allora che senso ha parlare ancora di Dio Padre? Non sarebbe più conseguente lasciar perdere la paternità di Dio e considerare il Dio dei cristiani come l’Allah dei musulmani? Secondo FC ciò sarebbe più rigoroso e rispettoso della trascendenza divina? Eppure Allah e lo stesso Jahvè mancano del lato misericordioso e compassionevole che proprio la paternità conferisce al Dio dei cristiani.
Da notare inoltre che in conseguenza della risposta di FC., sarebbe proprio il padre, e solo il padre, a rimanere senza un volto o una raffigurazione precisa, concreta, carnale, con ciò sbiadendo nella mente e nell’immaginazione collettiva, fino a perdersi, lo stesso ordine simbolico su cui il cristianesimo si fonda.
Il simbolo, Jung insegna, non è afferrabile con le parole o con i ragionamenti, ma si solo con immagini. Eliminale e sparisce.
Ed ancora, se il Padre non è anche padre, viene a sbiadire anche un’altra cosa fondamentale, mi sembra, ossia la questione delle origini di ciascuno di noi. Se Cristo non è figlio della madre e del Padre, ma della madre e di una entità astratta, di un tutto non raffigurabile, neanche simbolicamente sessuata, perchè meravigliarsi e dolersi se il padre terreno, concreto, perde d’importanza fino a diventare anch’esso un principio astratto che si può trovare sia in una provetta di sperma, sia in una istituzione statale, magari ben diretta da una donna?

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