August 21, 2006

Hina ed Elena e la sacralità della vita

Filed under: Bioetica - Administrator @ 2:43 pm

di Paolo Ferliga

Hina Saleem Elena LonatiHina ed Elena, due ragazze poco più che ventenni uccise nella nostra città negli ultimi dieci giorni. Angoscia e dolore si confondono dentro di noi con rabbia, desiderio di giustizia e un sempre più diffuso senso di impotenza. Due giovani donne che percorrevano, per quanto ci è dato sapere, due strade opposte. Hina viveva come emancipazione dalle regole tribali, impersonate da un padre-padrone, l’adesione ai modelli di comportamento prevalenti in Occidente. Un sogno di riscatto e di realizzazione personale la guidava. Elena uccisa in una chiesa, dove si era recata per accendere una candela e pregare, conservando una tradizione religiosa e un senso della spiritualità tipici della nostra cultura. Tutte e due con la vita spezzata da due uomini. Due uomini, due esempi di debolezza dell’istinto maschile che quanto più è malato e trascurato, tanto più si riveste di una maschera sadica, violenta e talvolta mortifera. Un padre che non è tale, perché non onora il principio naturale e nello stesso tempo spirituale, che lo vede sempre, in tutte le culture, portatore di vita. Che sostituisce alla sua funzione di iniziatore alla vita, quella di rigido cerimoniere di regole astratte, estranee, come scrivono ieri al giornale alcuni giovani pakistani, alla sua stessa “comunità” di appartenenza. Un giovane coetaneo che svolgeva in quella chiesa la funzione di sagrestano. Due stranieri, anche loro su due strade opposte. Il primo rigido tradizionalista, il secondo sembra avesse abbracciato la nostra religione.
Sappiamo bene che non solo gli stranieri commettono delitti, ma il fatto che i due assassini siano stranieri inquieta maggiormente. Dal punto di vista psicologico infatti, lo straniero è l’altro dentro di noi , una figura d’Ombra come direbbe C. G. Jung, che spesso compare nei sogni e con la quale è indispensabile fare i conti se si vuole conseguire un buon equilibrio psicologico. Ciò vale anche per la comunità. Al di là della sterile contrapposizione tra chi li vorrebbe tutti fuori e chi li accoglierebbe a braccia aperte, gli stranieri hanno sempre posto, quanto meno dai Greci, dei problemi alla comunità che li accoglie. La loro presenza è infatti indispensabile, in certi casi, perché una società si trasformi aprendosi al nuovo, ma nello stesso tempo rischia di diventare distruttiva se non sono chiare le ragioni di fondo che guidano i flussi migratori. Non tutti gli stranieri sono uguali ed è allora indispensabile sapere quali strumenti abbiamo per fare delle verifiche, per sapere ad esempio se possono davvero accettare i valori della nostra carta costituzionale?
In comune con gli omicidi in famiglia, che le statistiche ci dicono essere in crescita e le cui cause vengono rubricate come liti, dissapori o futili motivi, questi due episodi appaiono senza scopo e senza alcun significato. Parenti stretti della follia che, paradossalmente, sembra sempre più diffusa nell’epoca della razionalizzazione e dello sviluppo massimo della tecnica. Un’epoca in cui il moltiplicarsi delle possibilità di comunicazione non riesce a riempire il vuoto lasciato dalla sempre più marcata assenza di scambi affettivi, fondati sul riconoscimento dell’altro come persona e su un ordine di valori che fa riferimento alla sacralità della vita.

Comments »

The URI to TrackBack this entry is: http://maschiselvatici.blogsome.com/2006/08/21/41/trackback/

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Leave a comment

Line and paragraph breaks automatic, e-mail address never displayed, HTML allowed: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>


Get free blog up and running in minutes with Blogsome
Theme designed by Viewfinder Design