Papa boys e Calcio boys
PAPA BOYS E CALCIO BOYS
Aprile 2005: tutto il mondo si mobilita per la morte di Papa Giovanni Paolo
II; grandi folle, stimate in milioni di persone, a Roma per i funerali:
Luglio 2006: grandi feste popolari in tutte le piazze d’Italia, e
massimamente a Roma, per l’Italia Campione del mondo di calcio.
Due avvenimenti di segno diverso, sacro l’uno profano l’altro; molto
distanti anche i “protagonisti”, un gigante dello spirito universalistico
della Chiesa in un caso e un gruppo di giovanotti del nostro tempo (e che
non è il caso di additare a modello di vita) nell’altro, ma con più di un
elemento in comune.
Hanno catalizzato il bisogno identificazione popolare in simboli forti,
intorno ai quali ritrovare un legame comunitario e un’identità sempre più
a rischio.
La modernità secolarizzata ha tentato di derubricare la religione a fatto privato ed intimistico e di sbiadire il concetto di Patria o di Nazione, inteso come portatore di virus nazionalistico di conflitti. Ha tentato di sostituire gli antichi legami comunitari col “contratto sociale” in nome della razionalità calcolante, di allentare le identità fino a farle scomparire in nome di un individuo astratto e a-storico, di sostituire gli antichi simboli coi nuovi effimeri segni delle merci elevate a nuovo feticcio. Possiamo dire con soddisfazione che, nonostante tutto, il tentativo sta fallendo perchè, evidentemente, urta contro qualcosa di costitutivo della natura umana.
E come lo scorso anno gli intellettuali più alla moda, come ed esempio Asor Rosa, esibirono la loro snobbistica “superiorità” nei confronti del popolo di cui si vantano
peraltro di essere i veri interpreti, così quest’anno su La7 il direttore di Liberazione, P. Sansonetti, storceva la bocca e faceva le faccette di fronte al tripudio di bandiere tricolori al Circo Massimo.
Non hanno capito nulla, e non è la prima volta.
Ma c’è anche un’altra cosa importante che nessun osservatore ha
sottolineato. La ripresa dello spirito comunitario, la spinta a ritrovarsi
a celebrare tutti insieme (uomini, donne, bambini) eventi come quelli
ricordati, avviene intorno a personaggi e simbologie maschili e paterne.
Il padre ed il fallo come simbolo , ritornano dunque nell’immaginario
collettivo da cui si volevano cacciare, e ritornano non in nome
dell’oppressione e della prepotenza come decenni di pressione mediatica
hanno cercato di inculcarci in mente, ma come fonte di unificazione e di
ricchezza spirituale e materiale, ed anche, perfino nel lutto del
funerale, come fonte di speranza e gioia di vivere.
A. Ermini















