July 29, 2006

AMARISSIMA DOMANDA

Filed under: Bioetica - Administrator @ 4:26 pm

Su Avvenire di oggi, venerdì 28 luglio 2006, Lucetta Scaraffia nota che sono due donne le prime firmatarie del documento dell’Unione sulle ricerche embrionali, la Binetti e la Pollastrini, e sottolinea il carattere simbolico di questa firma al femminile. Lo sottolineo anch’io. Suscita angoscia scoprire che sono appunto le donne di potere le meno presenti sul fronte a difesa della vita. Anzi sembrano essere in prima linea, sia nei luoghi decisionali, come per esempio la Turco alla Sanità, sia nella elaborazione teorica e legislativa, nell’ avallare, proprio con l’immagine tradizionale della tutela materna della vita, gli attacchi più spietati alla vita stessa. Dobbiamo pensare che appartengano alla ormai vastissima area del “femminismo inconsapevole”, diventato lo strumento e alleato principale di giganteschi interessi economici e di potere che intendono portare a termine il progetto di radicale reificazione e mercificazione della vita umana? O si tratta di consapevole scelta operata dalle donne Leader del movimento femminile per cui si può concludere che il genere femminile, nelle sue più qualificate e attive rappresentanti di maggioranza, quando è chiamato a decidere, avendone il potere e la libertà, dei fondamenti della vita, esprime sulla stessa una concezione del tutto riduttiva e della vita decide in base a criteri di strumentale utilità? Già la prima domanda è amara, quest’ultima è amarissima: di quelle che fino all’ultimo ci si impedisce di porre e non si vorrebbe aver mai avuto motivo di porre.
Cesare Brivio

July 28, 2006

Papa boys e Calcio boys

Filed under: Uomini e giornali - Administrator @ 3:16 pm

PAPA BOYS E CALCIO BOYS
Aprile 2005: tutto il mondo si mobilita per la morte di Papa Giovanni Paolo
II; grandi folle, stimate in milioni di persone, a Roma per i funerali:

Luglio 2006: grandi feste popolari in tutte le piazze d’Italia, e
massimamente a Roma, per l’Italia Campione del mondo di calcio.

Due avvenimenti di segno diverso, sacro l’uno profano l’altro; molto
distanti anche i “protagonisti”, un gigante dello spirito universalistico
della Chiesa in un caso e un gruppo di giovanotti del nostro tempo (e che
non è il caso di additare a modello di vita) nell’altro, ma con più di un
elemento in comune.
Hanno catalizzato il bisogno identificazione popolare in simboli forti,
intorno ai quali ritrovare un legame comunitario e un’identità sempre più
a rischio.
La modernità secolarizzata ha tentato di derubricare la religione a fatto privato ed intimistico e di sbiadire il concetto di Patria o di Nazione, inteso come portatore di virus nazionalistico di conflitti. Ha tentato di sostituire gli antichi legami comunitari col “contratto sociale” in nome della razionalità calcolante, di allentare le identità fino a farle scomparire in nome di un individuo astratto e a-storico, di sostituire gli antichi simboli coi nuovi effimeri segni delle merci elevate a nuovo feticcio. Possiamo dire con soddisfazione che, nonostante tutto, il tentativo sta fallendo perchè, evidentemente, urta contro qualcosa di costitutivo della natura umana.
E come lo scorso anno gli intellettuali più alla moda, come ed esempio Asor Rosa, esibirono la loro snobbistica “superiorità” nei confronti del popolo di cui si vantano
peraltro di essere i veri interpreti, così quest’anno su La7 il direttore di Liberazione, P. Sansonetti, storceva la bocca e faceva le faccette di fronte al tripudio di bandiere tricolori al Circo Massimo.
Non hanno capito nulla, e non è la prima volta.
Ma c’è anche un’altra cosa importante che nessun osservatore ha
sottolineato. La ripresa dello spirito comunitario, la spinta a ritrovarsi
a celebrare tutti insieme (uomini, donne, bambini) eventi come quelli
ricordati, avviene intorno a personaggi e simbologie maschili e paterne.

Il padre ed il fallo come simbolo , ritornano dunque nell’immaginario
collettivo da cui si volevano cacciare, e ritornano non in nome
dell’oppressione e della prepotenza come decenni di pressione mediatica
hanno cercato di inculcarci in mente, ma come fonte di unificazione e di
ricchezza spirituale e materiale, ed anche, perfino nel lutto del
funerale, come fonte di speranza e gioia di vivere.
A. Ermini

July 19, 2006

NOZZE, FIGLI, SESSO

Filed under: La Grande Madre terribile - Administrator @ 9:52 pm

Su autorizzazione dell’amico Guglielmo pubblichiamo questa sua recensione apparsa sul quotidiano Libero.

Nozze, figli, sesso.
Il femminismo ha ucciso le donne

di Guglielmo Piombini

Libero, 7 luglio 2006
Il nuovo volume della fortunata serie di guide politicamente scorrette pubblicate dalla Regnery di Washington, The Politically Incorrect Guide to Women, Sex, and Feminism (pp. 221, $ 19,95) di Carrie L. Lukas, sta facendo scendere sul piede di guerra le attardate, ma sempre rumorose, vetero-femministe. L’autrice, trentaduenne opinionista del “National Review Online”, ritiene infatti che i movimenti per i diritti delle donne siano rimasti vittime del successo dei propri predecessori. Oggi le donne, scrive la Lukas, godono di una completa libertà di scelta riguardo l’istruzione, il lavoro o la famiglia, ma le femministe, invece di celebrare questi progressi, continuano a presentare le donne come vittime della discriminazione e a pretendere dallo Stato trattamenti privilegiati.
L’attacco alla vulgata femminista
L’obiettivo della Lukas è di aiutare le donne ad affrontare consapevolmente le scelte più importanti della propria vita, offrendo loro un’informazione più completa di quella diffusa dalla vulgata femminista politicamente corretta. Molte giovani ragazze, ad esempio, sono state indotte a credere che l’età per avere figli possa essere rinviata a lungo senza conseguenze. In realtà la fecondità femminile cala notevolmente dopo i trent’anni, ma quasi nove donne su dieci sovrastimano di cinque-dieci anni l’età in cui la fertilità inizia a diminuire. Il risultato è che molte donne si accorgono troppo tardi di non poter più avere il numero di figli desiderato. Un sondaggio svolto tra le quarantenni americane senza figli ha rivelato che solo per un quarto di loro si è trattata di una decisione intenzionale, mentre per tutte le altre la scelta ideale sarebbe stata di uno, due o addirittura tre figli.
Tra natura e cultura
Molte ricerche scientifiche riportate dalla Lukas, inoltre, dimostrano che gran parte delle differenze di comportamento tra uomo e donna non sono “socialmente costruite”, ma innate e biologiche. Per questo motivo le rivendicazioni femministe che cercano di forzare la natura femminile in ruoli non propri rischiano di creare infelicità nelle donne. La rivoluzione sessuale, ad esempio, ha peggiorato la condizione femminile, perché le donne hanno maggiori difficoltà a separare il sesso dall’amore, e spesso continuano a rammaricarsi, anche dopo anni, delle passate esperienze di sesso occasionale. Gli uomini, infatti, quando vogliono instaurare una relazione seria e duratura continuano a preferire le donne caste e fedeli. Il corteggiamento tradizionale osteggiato dalle femministe assolveva un’importante funzione, perché permetteva all’uomo e alla donna di scoprire le reciproche intenzioni. L’uomo, prendendo l’iniziativa del corteggiamento e sopportandone tutti i costi, dimostrava alla donna il proprio sincero interesse e di essere quindi disposto ad investire molte risorse nella relazione; la donna, facendo la difficile e non cedendo se non dopo una corte assidua, rassicurava l’uomo che, nella loro futura relazione, sarebbe stato quasi impossibile per altri uomini conquistarla. La danza del corteggiamento era dunque, in un linguaggio cifrato, una tacita promessa di fedeltà, cioè la miglior base per un matrimonio felice.
Le polemiche anti-matrimonio
La polemica delle femministe contro il matrimonio, accusato di essere un’istituzione patriarcale che intrappola la donna per tutta la vita, viene contraddetta da numerosi dati empirici, che dimostrano come le persone sposate godano di maggior ricchezza finanziaria, salute fisica, felicità mentale e persino di una vita sessuale più appagante rispetto a quelle single, divorziate, separate o che coabitano. Anche i figli cresciuti all’interno di una famiglia stabilmente sposata hanno meno problemi con la scuola, con la giustizia, con il sesso prematuro e con il consumo di droghe o alcolici. Le ricerche dimostrano inoltre che il divorzio raramente riesce a migliorare la situazione dei coniugi, e che viene sempre vissuto come un trauma dai figli.
Smontati i miti del femminismo
La Lukas demolisce anche l’idea secondo cui le donne guadagnano meno degli uomini perché discriminate nel mondo del lavoro. Se veramente le donne, a parità di rendimento, potessero essere pagate meno degli uomini, allora gli imprenditori che le assumessero otterrebbero degli enormi vantaggi competitivi. Il libero mercato, quindi, punirebbe immediatamente il comportamento economicamente irrazionale dei datori di lavoro “maschilisti”. In verità le donne spesso preferiscono non svolgere lavori che, anche se meglio pagati, comportano frequenti e prolungati spostamenti, orari non flessibili, dure fatiche oppure rischi elevati. Non è un caso che gli uomini siano vittime del 92 per cento degli infortuni mortali sul lavoro. I movimenti femministi, accusa infine la Lukas, sono diventati dei gruppi di pressione impegnati solo a chiedere sussidi e privilegi alla classe politica. Oggi negli Stati Uniti molte donne single con figli fanno a meno del coniuge e vivono con gli aiuti elargiti dal welfare state. Volendo liberare le donne dalla loro “subordinazione” al marito, le femministe hanno finito così per renderle dipendenti dallo “Zio Sam”. Ma la dipendenza dal governo è cosa ben diversa dall’indipendenza personale.

Il mio miglior nemico

Filed under: Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 9:46 pm

Il mio miglior nemico
di Carlo Verdone
con Carlo Verdone, Silvio Muccino, Ana Caterina Morariu.
Italia 2006
a cura di A. Ermini

Non traggano in inganno il lieto fine o le situazioni comiche della commedia. Quando il regista si chiama Verdone è quasi inevitabile, ma è un merito se riesce, ridendo, a far pensare. In realtà il film ci parla di due pezzi di società molto diversi, per posizione sociale, interessi, consumi etc, accomunate però dall’assenza, fisica o anche solo psicologica, del padre; e ci parla della necessità, del desiderio, del bisogno dei figli di averlo, un padre che faccia il suo mestiere, con tanti saluti agli ideologhi zapateriani del “diritto” delle madri single, delle adozioni gay, della fecondazione in vitro e quant’altro. Un padre, beninteso, non da cartolina, irreprensibile e senza difetti; un padre reale, coi problemi, le incertezze, gli errori, i “peccati” degli esseri umani, ma che ci sia, affettivamente e come guida, perché alla fine, come i padri perdonano i figli anche i figli sanno fare lo stesso coi padri.
Orfeo è un giovane che il padre non l’ha mai conosciuto, sparito prima che nascesse e ora lontano, e per il quale ostenta apparente indifferenza. Ed ora si trova a far lui quasi da padre a sua madre, che si “ciba” di psicofarmaci e di improbabili sogni di entrare nel mondo dello spettacolo. Nel frattempo lavora in un albergo di lusso, come addetta alle camere.
Achille è il dirigente di quell’albergo. Di estrazione sottoproletaria, ha fatto “carriera” sposando la rampolla di una ricca famiglia di albergatori, nel frattempo trescando con la giovane moglie del cognato, il capo effettivo della catena. Ha una figlia, Cecilia, a cui non manca nulla, tranne….tutto. Grazia e femminilità, viaggi, scuole esclusive in Inghilterra, talento di scrittrice, amicizie, ma si sente spaesata. Vorrebbe un padre vicino, una vita regolare, scandita anche da regole ed orari.
Le loro vite si intrecciano quando Achille licenzia la madre di Orfeo con l’accusa di furto. Il ragazzo, che nel frattempo si è casualmente innamorato, senza sapere chi fosse, di Cecilia, decide di vendicarsi spietatamente. Venuto a conoscenza della tresca, fa saltare il banco durante la festa per le nozze d’argento di Achille, ma contemporaneamente si rende anche conto, con disperazione, che la ragazza di cui è invaghito è la figlia del suo nemico. Inutile dire che la situazione precipita. Achille perde lavoro, famiglia e soldi, Orfeo l’amata ragazza, che scompare non si sa dove.
Qui inizia l’avventura dei due uomini alla ricerca di Cecilia, che non vogliono perdere come figlia e come fidanzata. Un viaggio lungo le labili tracce lasciata dalla ragazza, dapprima assieme e poi separati, nel quale, allorché tutto sembra perduto, inizia la risalita.
Dapprima, quando trovandosi casualmente nei luoghi dove il padre naturale di Orfeo si è “rifatto” una vita, il giovane entra clandestinamente nella sua villa attratto irresistibilmente dalla curiosità di conoscerlo, e si becca una denuncia per violazione di domicilio. Achille, allora, si inventa padre del ragazzo, se lo va a riprendere in questura e per la prima volta in vita sua esercita davvero il ruolo di genitore, severo fino alla sberla ma affettuoso, con sorprendenti effetti su Orfeo, che mai aveva percepito una presenza così forte nella sua vita.
Infine, quando il giovane ritrova Cecilia e la riporta dal padre, nel frattempo volato fino ad Istambul per cercarla, Orfeo ha un gesto simbolico di grande importanza. Lascia, prima di presentarsi lui stesso alla presenza del “nemico”, che padre e figlia si ritrovino e si riconcilino, a significare che è attraverso il rapporto positivo col padre che passa la possibilità per la figlia di costruire una relazione d’amore con un uomo.
Altrettanto significative le parole finali di Orfeo, che spera e si augura di aver finalmente trovato una famiglia vera, che non può esistere, evidentemente, se si prescinde dal padre.

UOMINI E GIORNALI, UNA PICCOLA RICERCA SUL CAMPO

Filed under: Uomini e giornali - Administrator @ 9:44 pm

Uomini e giornali, una piccola ricerca sul campo
di A. Ermini

Il 4 luglio 2006 sono avvenuti due fatti paralleli, terribili per crudeltà e violenza. Non entriamo nel merito del dolore, incommensurabile, che hanno causato e nemmeno delle cause che possono averli determinati. In questo articolo ci limitiamo ad osservare come la stampa dia spesso un rilievo diverso ad episodi di questo tipo, a seconda del genere di appartenenza dei protagonisti.

A Macerata un uomo ha strangolato la moglie, l’ha legata e poi gettata, ancora viva, dentro un cassonetto. A Prato, una donna ha ucciso a revolverate il marito, da cui viveva separata, che si era recato a casa sua per portarle i denari dell’assegno mensile.
Ecco come alcuni quotidiani del 5 luglio hanno trattato le notizie.
Repubblica on line: il fatto di Macerata è presente, quello di Prato no.
La Repubblica (cartaceo): Macerata sulle pagine nazionali con titolone, Prato nelle pagine regionali, con un refuso significativo. L’articolo, di Laura Montanari, esordisce così: Le ha sparato….., e non gli ha sparato. Viene naturale, insomma, attribuire i ruoli di carnefice e vittima rispettivamente al maschile e al femminile, anche quando è il contrario.
Corriere on line: Macerata in grande evidenza, Prato seminascosto fra le brevi di cronaca.
Il Corriere della Sera (cartaceo): Macerata in evidenza con foto. Prato assente.
Il Giornale: Macerata con titolo su molte colonne e foto. Prato con trafiletto di fianco al primo.
Il Corriere di Firenze: impaginazione praticamente identica a quella de Il Giornale.
Liberazione: Macerata con articolo che inizia in prima e prosegue nell’interno. Il fatto diventa occasione per riparlare della violenza maschile sulle donne, figlie piccole comprese, ad opera di maschi. Vengono elencati tutti i fatti di cronaca da inizio anno e riproposte le solite statistiche. Nelle ultime due righe del pezzo si legge che gli omicidi al femminile sono pochissimi, per lo più quando la donna decide di porre fine alla relazione, e incidentalmente si cita ad esempio il fatto di Prato.
Dal punto di vista puramente giornalistico, abbiamo sempre sentito dire che la “notizia” si ha quando il padrone morde il cane, non quando il cane morsica il padrone, con ciò intendendo che non interessa ciò che è scontato e ripetitivo. Se è vero, e sicuramente lo è, che gli uomini uccidono le donne molto più frequentemente del contrario, si sarebbe dovuto dare maggior risalto al fatto di Prato rispetto a quello di Macerata. Evidentemente, allora, non è la rilevanza della notizia decidere dello spazio attribuibile ai due episodi. D’altra parte, qualsiasi direttore o semplice redattore di quotidiano, si rifiuterebbe sdegnato di ammettere che valuta più importante la vita di una donna rispetto a quella di un uomo. Se non altro, perché il politically correct lo vieta (teoricamente), e dunque neanche questa può essere la spiegazione del perché di tanta differenza nel trattamento dei due fatti.
Rimane un’altra spiegazione. Che l’evidenziare la violenza maschile e nascondere o minimizzare quella femminile sia funzionale all’ideologia, questa si veramente “corretta”, del genere “colpevole” e di quello “innocente”, così introiettata da essere ormai un riflesso condizionato, per esercitare il quale non c’è bisogno di alcun manovratore dall’alto, di nessun Grande Vecchio che dia ordini o disposizioni.

UOMINI DEL DONO

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 9:41 pm

UOMINI DEL DONO

Dal quotidiano gratuito City di Milano del giorno 13 luglio

USA, CINQUE AFFOGANO PER SALVARE UN AMICO

Cinque ragazzi (quattro erano fratelli)sono affogati per salvare un loro compagno durante una gita parrocchiale in un parco del Missouri. Le vittime avevano tra i 10 e i 17 anni. I ragazzi facevano parte di una comitiva di circa 50 giovani protagonisti di un programma di volontariato: la scampagnata prevedeva una nuotata nel fiume Meramec (Ansa)

Da Libero del 15 luglio 2006

TUNISINO IN ABRUZZO
SALVA 3 BAGNANTI MA RISCHIA L’ESPULSIONE

Salva 3 bagnanti, ma rischia ugualmente l’espulsione. In difesa del tunisino Naser Othman è intervenuto un consigliere regionale abruzzese di FI, che ha chiesto la revoca del provvedimento al Presidente della Regione Ottaviano Del Turco. Il coraggioso gesto di altruismo era stato compiuto il 2 luglio al lido di Casalbordino.

July 6, 2006

Tutti i battiti del mio cuore

Filed under: Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 11:59 am

Tutti i battiti del mio cuore
di Jacques Audiard
Francia 2005

Recensione di Michele De Toma

un noir dalla potente presenza ritmica
ispirato a “Rapsodia per un killer” del 1978 di James Toback

Senza preamboli il film apre con un scena in cui un amico confida all’altro di essersi occupato del proprio padre, una volta giunto al termine della sua esistenza, con i ruoli scambiati, non senza averne avvertito il peso, comunque di buon grado perchè gli voleva bene.
Si scopre nelle scene successive che i due sono soci in affari di una società immobiliare di cui ne fa parte un terzo, quello con più pelo sullo stomaco e il meno impegnato nella vita.
Il mondo degli affari di questi agenti immobiliari richiede una determinazione senza ripensamenti sia per far sgomberare a suon di mazzate gli extracomunitari occupanti abusivamente le case che nell’assunzione di un tempismo che non lascia spazio a eventuali indecisioni da parte dei compratori.
Il padre di Tom, il giovane protagonista ventottenne del film, si scoprirà che ha, pure lui, fatto l’agente immobiliare.
Il regista sembra giocare sul ritmo - la cui domanda fondamentale è se sia intrinseco o estrinseco- al quale risponde la vita di Tom, preso dal torrente in piena degli avvenimenti senza lo spazio di una riflessione. (more…)

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