June 29, 2006

La stanza del buco, utero della Grande Madre

Filed under: Bioetica, La Grande Madre terribile - Administrator @ 1:05 pm

di Armando Ermini

Il neo ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, che si dichiara sempre favorevole a tutto (aborto, matrimoni gay, fecondazione artificiale, ricerca sugli embrioni, eutanasia), propone ora l’eroina di stato, ossia di aprire nelle strutture pubbliche luoghi dove gli eroinomani possano bucarsi in pace e con droga “pulita”, sotto il controllo statale. Cioè la rinuncia della società a contrastare il fenomeno, nelle sue cause e nei suoi effetti, in nome della riduzione del danno, per lo stesso drogato e per i cittadini “per bene” che così vedrebbero diminuire i piccoli reati legati allo spaccio e i brutti spettacoli nei centri cittadini.
Il tossico non è, in quanto tale, un delinquente, e su questo non ci piove. Tuttavia è un malato, di una malattia che non si cura coi farmaci o con la “comprensione”, ma con un percorso difficile, duro, di fuoriuscita dalla dipendenza, di riconquista della dignità di sè e di senso della propria vita. Una strada che necessita di aiuto da parte dei “sani”, anche con la fermezza, e che ha come condizione necessaria, anche se non sufficiente, la percezione sociale e individuale della gravità del fenomeno. Manifesti come quello di Rifondazione Comunista affissi in occasione della legge sulle droghe approvata nell’ultimo scorcio della passata legislatura, vanno invece nella direzione contraria.

Giusto o sbagliato non è reato

recitava uno di essi. E’ una frase terribile per il suo significato di indifferenza etica, lo stesso che porta il ministro a perorare lo spaccio di stato. Avrebbero potuto scrivere “è sbagliato ma non è reato”, e già il “messaggio” sarebbe stato diverso. Ma non l’hanno fatto, e sono convinto che non si siano nemmeno resi conto di quello che scrivevano, il che è un’aggravante. L’indifferenza etica, la rinuncia a educare e a prendere posizioni precise e forti, nasce nel seno di una società che ha cacciato il principio maschile e paterno di responsabilità e di spinta alla crescita psichica, per sposare interamente, e soltanto, il principio materno di accudimento e di “accoglienza”. Ma come l’accudimento materno , passata la fase della prima infanzia, si trasforma in blocco, prigionia della psiche e castrazione, allorchè non intervenga il padre colle sue regole dolorose a porre fine alla simbiosi, così accade con lo Stato mamma. Sembra amore, benevolenza, comprensione, ma in realtà la “stanza del buco” fa il male del tossicodipendente. Non lo mette di fronte alle sue responsabilità, non lo spinge a capire il tragico vicolo in cui si è cacciato, lo conferma nella sua malattia. Sento già l’obbiezione: i tossici sono adulti da curare e non bambini da educare da parte dello Stato Etico. Obbiezione respinta, in primo luogo perchè se è vero che sono malati, quella proposta non è una cura ma l’accompagnamento falsamente misericordioso e privo di speranza verso la morte; in secondo, perchè un buon padre aiuta sempre, ma per davvero, il figlio malato, anche se adulto; in terzo, infine, perchè se i tossici non sono nè bambini nè malati, allora la Comunità dovrebbe lasciarli al loro destino.
Occorre invece, nell’immediato, un’opera di dissuasione (che non vuol dire la galera), una forte battaglia culturale , e l’aiuto a quelle strutture spregiativamente definite “paternalistiche” come San Patrignano, con la consapevolezza che comunque non tutti i tossicodipendenti saranno recuperati. Ma non basta ancora. Se non si vuol rincorrere in eterno il fenomeno con sempre più strutture e sempre più costi sociali, occorre pensare la società come Comunità che sviluppi senso, identità, appartenenza, tutto ciò insomma che il mondo moderno, secolarizzato e sottoposto alla dittatura dell’economia e dell’utile, ha distrutto.

1 Comment »

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  1. Ottimo. Mi è piaciuto molto quel “… con la consapevolezza che comunque non tutti i tossicodipendenti saranno recuperati”.

    Comment by Hoka Hey — August 7, 2007 @ 9:31 am

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