June 1, 2006

Fight clubs

Filed under: La condizione maschile, Il Selvatico - Administrator @ 8:38 am

di Armando Ermini

Apprendiamo dal Corriere della Sera on line che in California fioriscono ritrovi privati dove i colletti bianchi della supertecnologica Silicon Valley passano le notti a fare a pugni, proprio come Brad Pitt e Ed Norton nel film Fight Club.
Buon segno, perchè come accade spesso nelle metropoli Usa laddove i processi di artificializzazione dell’esistenza e di perdita di contatto colle emozioni e col proprio corpo hanno raggiunto il massimo grado, proprio da lì inizia la reazione. In questo caso la ricostituzione di un campo simbolico maschile, mediante la riconquista del coraggio virile tipico della comunità maschile che è andata perduta nell’ultimo secolo (C. Risè, Il Selavtico, il padre, il dono, Libuk 2006). E questa volta non si tratta di metafore cinematografiche o di auspici di registi che sanno anticipare fenomeni sociali ancora non manifesti, ma della realtà di uomini che sentono il bisogno di ritrovare sintonia con le proprie passioni vitali, qualcosa insomma di molto profondo e importante. Chi scrive di queste cose, “esperto” o giornalista che sia, avrebbe il dovere di andare oltre il pezzo di folkrore o la sociologia più superficiale.
Dovrebbe insomma chiedersi le ragioni vere del fenomeno.
L’articolo ci parla invece di una forma di lotta al logorio della vita moderna, come quel liquore al carciofo che i meno giovani ricorderanno in Carosello, o in alternativa di una moderna forma di machismo.
Secondo la giornalista Alessandra Carboni, allarmata anche dalla partecipazione di numerosi adolescenti, sono i Fight clubs il problema, non la società che tenta di rimuovere come scomodo e politicamente scorretto ogni istinto vitale, anzichè valorizzarlo, educarlo, metterlo al servizio di tutti.
Non molto meglio l’esperto di turno, il sociologo Michael Messner, che parla di fantasie guerriere dovute ad una cultura popolare secondo cui la gloria e l’attenzione delle ragazze si rivolge ai “cattivi”, emarginando i “bravi ragazzi”. In parte può essere anche vero, ma ci sarebbe da chiedersi come mai; e comunque è riduttivo e falso far risalire ogni comportamento maschile alla necessità di piacere alle donne, come se i maschi non possedessero personalità, istinti, passioni loro proprie.
Infine una domanda. Quando i caporedattori dei giornali si decideranno ad affidare a giornalisti maschi i pezzi di costume che trattano di fenomeni maschili?
Perchè una donna, per quanto brava e preparata, è pur sempre portatrice di un sapere femminile diverso da quello maschile. Difficile penetrare nel mondo emozionale degli uomini per comprendere le motivazioni profonde delle loro azioni, valendo naturalmente anche il reciproco. Più facile, semmai, ascoltare ed accettare senza pretendere di capire tutto, sempre che se ne abbia la voglia.

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