Tracce selvatiche
Charlie Cinelli & The Cats - “Ö”
recensione di Eugenio Pelizzari
Dopo un lungo periodo di ricerca sulle radici della cultura e del dialetto bresciani, Charlie Cinelli (www.charliecinelli.com) torna con un nuovo disco, dal titolo impossibile e che riproduce una comune esclamazione dialettale di sorpresa: Ö!.
E il disco, in effetti, sorprende; non solo per il ritorno dell’artista bresciano alla lingua italiana, ma anche e soprattutto per i contenuti dei testi che – caratterizzati da un costante disincanto, inusuale nella sua produzione – toccano diversi temi cari ai Selvatici. In “Non c’è pace qui” troviamo, ad esempio, una critica amara alla grande madre/società dei consumi (“Ora un seno gigante si abbatte su di me… Ho capito, mi devo arrendere all’idea di buono, cattivo, vicino, distante, giusto e no…). Lo stesso disincanto è possibile cogliere in “Mai”, tratta da una poesia di Cohen (“Mai, il sole del mondo più giusto non sorgerà mai; pace amore son solo illusioni che hai…). La delusione e la rabbia verso una società che inibisce sogni, fantasia e desideri è rintracciabile anche in “Mi porti via”, dove la banalità e la stupidità quotidiane intervengono a spezzare ogni impulso di vitalità e di gioia, sia pur solo immaginata. Non manca la critica ad un maschile che ha tradito se stesso, abdicando al “rito” domenicale drogato dello sport “fruito” in poltrona (“Sportivo”) ed alle false soddisfazioni consumistiche garantite da una posizione passiva e senza slancio (“L’uomo più felice è”), il proprio ruolo ed il proprio destino. Anche l’istrionico ‘grido di ribellione’ (“Supererò i Supereroi”) altro non fa che svelare un disincanto verso questa società che pretende adattamento e rinuncia, mentre “ci vuole moderazione in tutte le cose, anche nella moderazione”. (more…)
Nei cattolici impegnati in politica, spesso al vertice di responsabilità ministeriali, si manifesta una concezione del rispetto della libertà di coscienza così concepita: come cattolico sono contro l’aborto, (un esempio fra i tanti), ma come ministro della sanità mi va benissimo e sono responsabile di una struttura che ogni anno effettua duecentomila aborti.














