May 30, 2006

Amare per conoscere, conoscere per amare (G.B. Vico)

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 1:50 pm

di Cesare Brivio

Gian Battista VicoCi sono tempi in cui si è posti di fronte a decisioni che non consentono mediazioni: “non si può essere un po’ incinte“, diceva un vecchio adagio.
Si può essere un po’ abortisti, un po’ eutanasici a sfasciare la sacralità della vita e della morte? un po’ eterologi a eliminare ogni radice della persona fin dal suo nascere? un po’ eugenetici a liquidare ogni dignità umana? un po’ transgender a eliminare e criminalizzare di fatto la diversità sessuale? un po’ “maternostastalisti” con l’affidamento forzato al burogenitore di tipo A e di tipo B, a sfasciare la famiglia e le strutture psichiche a fondamento dell’esperienza umana? un po’ quotisti a negare il concetto di persona nella comunità umana?, un po’ femministi a far saltare l’habeas corpus? un po’ cristiani e credere un po’ in Dio Padre ma anche un po’ in Dio Madre come vuole il ministro delle pari opportunità, a relativizzare le parole di Cristo? ecc.ecc.
Oggi il termine un po’, dubito che possa ancora significare mediazione con il reale. Perché si sono aperte le porte dell’Inferno. E le porte dell’Inferno non si possono aprire un po’. E a mio avviso caratteristica propria dell’Inferno è l’ odio del reale e l’odio di sè: aborto, eutanasia, fecondazione eterologa, eugenetica, ecc., ecc. (more…)

May 29, 2006

Maschile e doposcuola

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 11:44 am

di Paolo Mombelli

Gemma di ippocastanoDopo la scuola, in terza media, andavamo a giocare in periferia o nei campi. Alcuni dei miei compagni erano già diventati uomini, erano più alti, avevano i peli sul pube, il pene era già quello di un adulto, la voce anche. Mentre noi rimasti “indietro”ci accontentavamo di fantasie erotiche confuse e sconclusionate, loro avevano già preso i connotati, nei minimi particolari, delle pudenda delle insegnanti più carine, raccogliendo da terra con “slumata” matite e biro che cadevano proprio quando quelle passavano tra i banchi. Un giorno mi invitarono sul viale degli ippocastani, che noi chiamavamo delle “castagne amare”, come ricompensa per avergli passato il compito in classe di matematica. Si arrampicarono sugli alberi, ciascuno sul suo, e, arrivati al buco giusto, si tirarono giù le braghe corte (le mutande si usavano nei giorni di festa) e si misero a “scopare” gli ippocastani.
Lo stupore iniziale divenne gioia, divertimento, la trasgressione e il senso di peccato erano talmente sopraffatti in me all’ammirazione, dall’eccitazione e da quella pienezza di forza vitale, che mi misi a ridere e a incoraggiarli.
Soltanto dopo molti anni vidi De Niro e Depardieu fare più o meno la stessa cosa in “Novecento”, nel buco per terra. Ma ero già uomo anch’io, allora, e sapevo di me come maschio. Quella degli ippocastani, invece, rimane ancora oggi, dentro di me, poesia.

May 26, 2006

Uomo coi baffi

Filed under: La condizione maschile - Administrator @ 8:03 am

di Paolo Mombelli

All’inizio della pubertà mi accadde un fatto.
Nel notare che il pene spesso diventava grosso e duro notai anche che contemporaneamente le mammelle mi si erano gonfiate.
Mi preoccupai, pensai anche che le due cose non erano compatibili tra loro. Tenni il segreto per qualche settimana, poi ne parlai con mia madre. Capii subito che lei temeva una malattia grave, e per diversi giorni pensai che stavo diventando femmina, o, addirittura, che forse stavo per morire.
Andammo da un chirurgo, docente universitario.
Ero angosciato, anche se per carattere e per pudore facevo finta di niente.
Nel salire le scale dell’ospedale mi sembrava di andare incontro alla conferma di un destino terribile.
Il professore era un uomo coi baffi, già anziano,serio e di poche parole.
Mi palpò le mammelle gonfie, poi mi esaminò il pene e i testicoli.
Si lavò le mani in assoluto silenzio, e intanto mi sentivo inspiegabilmente più tranquillo, come uno che era al posto giusto
con la persona giusta.
Scrisse qualcosa da portare al mio medico di base.
Alla fine mi si avvicinò,mi guardò negli occhi e disse: “Tutto a posto,ragazzo. Le ghiandole mammarie si sono gonfiate perchè stanno producendo gli ormoni che ti spingeranno in sù. Diventerai alto. Per il resto sei fortunato, con “quella roba lì” potrai rendere molto contente le donne”.
Non capii del tutto quest’ultima conclusione, ma intuii che non c’erano dubbi: ero un maschio!
Grazie professore, uomo coi baffi.

May 25, 2006

Tracce selvatiche

Filed under: Cinema, teatro, musica, libri - Administrator @ 12:56 pm

Charlie Cinelli & The Cats - “Ö
recensione di Eugenio Pelizzari

La copertina dell'ultimo discoDopo un lungo periodo di ricerca sulle radici della cultura e del dialetto bresciani, Charlie Cinelli (www.charliecinelli.com) torna con un nuovo disco, dal titolo impossibile e che riproduce una comune esclamazione dialettale di sorpresa: Ö!.
E il disco, in effetti, sorprende; non solo per il ritorno dell’artista bresciano alla lingua italiana, ma anche e soprattutto per i contenuti dei testi che – caratterizzati da un costante disincanto, inusuale nella sua produzione – toccano diversi temi cari ai Selvatici. In “Non c’è pace qui” troviamo, ad esempio, una critica amara alla grande madre/società dei consumi (“Ora un seno gigante si abbatte su di me… Ho capito, mi devo arrendere all’idea di buono, cattivo, vicino, distante, giusto e no…). Lo stesso disincanto è possibile cogliere in “Mai”, tratta da una poesia di Cohen (“Mai, il sole del mondo più giusto non sorgerà mai; pace amore son solo illusioni che hai…). La delusione e la rabbia verso una società che inibisce sogni, fantasia e desideri è rintracciabile anche in “Mi porti via”, dove la banalità e la stupidità quotidiane intervengono a spezzare ogni impulso di vitalità e di gioia, sia pur solo immaginata. Non manca la critica ad un maschile che ha tradito se stesso, abdicando al “rito” domenicale drogato dello sport “fruito” in poltrona (“Sportivo”) ed alle false soddisfazioni consumistiche garantite da una posizione passiva e senza slancio (“L’uomo più felice è”), il proprio ruolo ed il proprio destino. Anche l’istrionico ‘grido di ribellione’ (“Supererò i Supereroi”) altro non fa che svelare un disincanto verso questa società che pretende adattamento e rinuncia, mentre “ci vuole moderazione in tutte le cose, anche nella moderazione”. (more…)

La libertà di coscienza dei politici cattolici

Filed under: Bioetica - Administrator @ 7:42 am

di Cesare Brivio

Rosy Bindi, ministro della salute Nei cattolici impegnati in politica, spesso al vertice di responsabilità ministeriali, si manifesta una concezione del rispetto della libertà di coscienza così concepita: come cattolico sono contro l’aborto, (un esempio fra i tanti), ma come ministro della sanità mi va benissimo e sono responsabile di una struttura che ogni anno effettua duecentomila aborti.
Radicale scissione tra ciò in cui una persona dichiara pubblicamente di credere e responsabilità private e pubbliche assunte, totalmente opposte al proprio credo. O no? Nemmeno per sogno, è la replica. Il cattolico in politica non può non mediare tra i suoi convincimenti e le esigenze sentite pubblicamente: la politica non è azione caritativa? oppure, più nobilmente, si dice: il cattolico in coscienza rispetta la libertà di coscienza altrui.

Una domanda: ma le esigenze sentite pubblicamente in quanto tali sono un bene superiore a ciò che in coscienza per fede si ritiene opposto al bene e alla giustizia? e testimoniare il bene e il giusto a qualunque costo non è la prima forma di carità? o invece lo è consentire pietosamente al male purchè sia condiviso dalla maggioranza? e la libertà di coscienza si testimonia tenendo fede alla propria coscienza o violentando e negando la libertà della propria coscienza e, con una drammatica controtestimonianaza, anche quella dei fratelli nella fede, in nome della libertà di coscienza altrui? quello in cui si crede, vale o non vale, a seconda delle circostanze?
Insomma, invece di fare il ministro cattolico della sanità dei duecentomila aborti annui, (a compiere questa strage degli innocenti ci può andare chiunque), non è forse meglio testimoniare il principio della libertà di coscienza, testimoniando con coraggio e coerenza ciò in cui crede la propria di coscienza, e impegnarsi per esempio nel Movimento per la Vita senza nulla togliere alla volontà e libertà altrui di considerare medicamento salutare eliminare una vita? Oppure il principio della libertà della coscienza, proprio in nome della libertà di coscienza è diventato il principio della libertà dalla coscienza? forse è così: dopotutto non casca il Mondo se si cambia una “e” in una “a”.
O no?

May 23, 2006

Il grande silenzio

Filed under: Cinema, teatro, musica, libri, Il Selvatico - Administrator @ 2:02 pm

La Grande Chartreuse
IL GRANDE SILENZIO
di Philiph Groning
Germania 2004
Premio della Giuria Sundance Festival
Premio della Critica. Berlino 2006

recensione di Armando Ermini

“Noi pensiamo che dovremmo modellare le nostre vite da soli, che questo ci dia la libertà. Questo è il motivo per cui tanta gente ha paura. Il monastero è un luogo libero dalla paura. Ognuno ha fiducia che Dio gli provvederà”, ha dichiarato Philip Groning dopo la straordinaria esperienza di sei mesi vissuti nella Grande Chartreuse, sulle Alpi francesi fra Grenoble e Chambery, per girare, dopo quindici anni di attesa, il suo film sulla vita dei monaci certosini, l’ordine più severo della Chiesa cattolica.
Film anomalo, fatto di silenzi, di rare e soffuse conversazioni nei momenti deputati alla socializzazione dei monaci, di immagini ripetute come gli eterni rituali di cui è fatta la vita nel convento. Neanche la musica si intromette a distrarre lo spettatore, essendo la colonna sonora costituita unicamente dai suoni esterni della natura, dai rumori fatti dagli oggetti di uso quotidiano e dagli splendidi canti gregoriani che ci ridanno intatta la dimensione verticale del rapporto fra l’uomo e Dio ed evocano il vertiginoso slancio verso l’alto delle cattedrali gotiche. (more…)

Mio Padre non mi ha mai raccontato una fiaba

Filed under: La condizione maschile, Il Selvatico - Administrator @ 12:52 pm

di Paolo Mombelli

una roggiaMio padre non mi ha mai raccontato una fiaba.
Nessuno le ha raccontate a lui.
Però sapeva il mondo, le stagioni, il tempo delle semine secondo le lune, i nomi delle piante e delle erbe, la linea lunga delle resorgive. l’acqua che sgorgava dalla terra e si poteva bere e quella che no, cosa portava il vento, la direzione delle tempeste, gli occhi degli animali.
Quando faceva il turno dalle 5 alle 13, alle 13.30, nella bella stagione, ero già sul sellino della canna della sua bicicletta, in giro, a chiedere il nome delle cose e a sapere il perché di quello che vedevo.
Facevo il bagno nelle rogge, il mare era troppo lontano da noi, abituati alle acque dolci.
Quando mi sbucciavo le ginocchia mi soffiava sulla ferita e il dolore passava.
Quando avevo la febbre il termometro erano le sue mani callose sulla mia fronte bambina.
Mio padre non mi ha mai raccontato una fiaba.
Adesso che lui non c’è più mi è rimasto il nome delle cose, e le fiabe sono ormai parole pallide che ho imparato a leggere da solo o a raccontarle ai miei bambini nella brutta stagione.
Nella stagione del sole resistono anche per loro gli alberi, le semine, i venti, le tempeste, le resorgive, gli occhi degli animali, l’alito fresco sulle ferite, il termometro a mano.

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