di Armando Ermini
Nessuno, se non messo alla prova concreta, sa con certezza come si comporterebbe in circostanze simili a quella del naufragio della Concordia. In tutti noi può albergare un comandante Schettino che si mette in salvo prima dei passeggeri affidati alla sua responsabilità. Tutti noi, messi alla prova, potremmo scoprirci tremuli codardi. E’ umano. Ma la domanda è se io, comportandomi da codardo (come può accadere), darei poi a me stesso delle pietose giustificazioni più o meno autoassalutorie o non mi direi, guardandomi allo specchio, “Armando sei un codardo”. Non so dire se sarei rimasto sulla nave, ma so che se non ci fossi riuscito mi sarei detto, dopo, “Armando sei un codardo”, e avrei dato mestamente ragione a chi me lo avesse rinfacciato. Schettino non è da linciare perchè ha fatto sbattere la nave sugli scogli. Quello è un errore grave ma un errore, fra l’altro nell’ambito di una prassi che sembra fosse usuale. Fra l’altro un errore, quello di non seguire le regole al 100%, molto maschile, perchè trasgredire, andare oltre, rischiare, è maschile. Schettino è da condannare moralmente (giudiziariamente non ci riguarda), e con lui i suoi ufficiali compresa una donna, perchè ha abbandonato la sua nave con ancora passegggeri a bordo. Inammissibile, anche se concretamente non sarebbe cambiato molto. Ma il gesto simbolico vale almeno altrettanto quanto le cose concrete. E un capo, comandante di una nave, di un aereo, di un plotome militare, di un reparto dei VVFF non scappa. Altrimenti non fa il comandante. Non gli è stato imposto. Fa, con tutto il rispetto, il cuoco o l’inserviente, molti dei quali peraltro si sono comportati con grande onore anche se non erano obbligati da nessun codice etico specifico, se non quello di essere e sentirsi uomini/maschi a tutto tondo. Carisma e rispetto ci si guadagnano sul campo, non ci vengono dal grado che si ha. E chi lo ha nominato comandante ha pesanti responsabilità perchè non ha saputo valutare l’uomo o ha ritenuto che certe qualità non fossero così indispensabili. E questo è un tremendo e maledetto segni dei tempi che viviamo, in cui le virtù maschili (Vir=uomo maschio) come l’onore, sono sottovalutate e stanno scomparendo. Fra l’altro non mi sembra che fosse una situazione disperata. A pochi metri da terra con la nave che era adagiata ma non affondata del tutto, non ci voleva un supremo eroismo per attendere che le operazioni di salvataggio dei passeggeri fossero concluse.
Quanto alle reazioni di massa, al netto degli ipocriti che si lamentano che sia scomparso proprio ciò che loro hanno voluto e fatto di tutto perchè scomparisse (dicasi le fucilate, le lapidazioni quotidiane di tutto ciò che rappresenta la virilità), possono essere lette in più modi. Personalmente ci vedo rabbia e disillusione. In questo mondo fatto di soli calcoli, di solo bla bla sui diritti e nessun accento sui doveri, di sole cose materiali, oggetti denaro successo potere, al fondo dell’anima delle persone (maschi e femmine), esiste sempre, nonostante tutto, la speranza che le virtù antiche sopravvivano, almeno in qualcuno. E nell’immaginario collettivo questo qualcuno è l’uomo deputato al comando. Comando vero intendo, non quello dei piccoli o grandi ma comunque meschini intrighi di potere, ma quello dal quale dipendono immediatamente le vite di cui si è responsabili . Da quì la disillusione e la rabbia quando la speranza viene frustrata da chi, invece, poteva darle corpo con l’esempio, e dandole corpo offrire un motivo di consolazione e di speranza a tutti, speranza per le cose del mondo ma anche speranza di poter arrivare, forse, a comportarsi con analogo coraggio. In fin dei conti linciare Schettino vuol dire linciare lo Schettino che è in noi, condannare la meschinità nostra e quella di un mondo che ha creduto di sostituire gli eroi con le regole e le procedure burocratiche. E’ il grido della disillusione. “Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi” è la frase maledetta di Brecht che condensa meglio di ogni discorso l’essenza della modernità femminizzata. Ma senza eroi muoiono il mondo e le speranze di tutti, perché è la vita stessa che richiede uomini che sappiano dare l’esempio agli altri, e in cui potersi identificare. Schettino ha contribuito a togliercela, quella speranza. Avrebbe potuto fare l’opposto, non l’ha fatto. Che se la veda con se stesso. Non gli sputerei certamente addosso, ma lo guarderei con tristezza e gli chiederei : “Perchè?”